Secondo un’analisi di 35 anni di dati, un maggiore consumo di cannabis è associato a un sonno più frammentato e a periodi di veglia più lunghi durante la notte. Eppure, chi la usa non sembra percepire un peggioramento della qualità del proprio riposo. Lo studio, pubblicato su JAMA Network Open, mette così in evidenza una possibile discrepanza tra le misurazioni oggettive del sonno e il modo in cui le persone valutano quanto dormono bene.
«Questo studio mette in discussione la convinzione diffusa che la cannabis aiuti a dormire meglio», afferma Thanh-Huyen T. Vu, epidemiologa della Northwestern University. «I nostri risultati suggeriscono che la cannabis potrebbe in realtà essere associata a una peggiore qualità del sonno, anche se le persone non percepiscono questi cambiamenti».
La ricerca si basa sullo studio Coronary Artery Risk Development in Young Adults (CARDIA), avviato nel 1985 in quattro sedi negli Stati Uniti e arrivato a coinvolgere oltre 5.000 persone. Per la nuova analisi, il gruppo di Vu ha esaminato i dati di 1.266 partecipanti. Di questi, 1.128 avevano valutato soggettivamente il proprio sonno; 891 avevano fornito misurazioni oggettive, dopo aver indossato al polso un dispositivo di monitoraggio per sette giorni. In 753 casi erano disponibili entrambi i tipi di dati. La nona visita di controllo dello studio si è svolta nel 2022, al 35° anno di osservazione.

Dopo aver considerato fattori come età, etnia, sesso, istruzione, fumo e consumo di alcol, i ricercatori hanno trovato un’associazione tra il consumo di cannabis nel corso della vita e tre indicatori di riposo meno regolare: una minore percentuale di sonno, cioè una quota più bassa del periodo di riposo trascorsa dormendo; una maggiore frammentazione, ossia più interruzioni; e periodi più lunghi di veglia notturna.
Ogni anno in più di consumo era associato a un aumento del 10 per cento della probabilità di dormire per meno dell’85 per cento del periodo di riposo, del 4 per cento della probabilità di una forte frammentazione e del 21 per cento della probabilità di restare svegli per almeno 30 minuti complessivi durante il riposo.
Anche tra chi aveva consumato cannabis negli ultimi 30 giorni emergeva un quadro misto. Rispetto a chi non l’aveva mai usata, i consumatori recenti dormivano in media 20 minuti in più a notte, ma presentavano una minore percentuale di sonno, più interruzioni e periodi di veglia più lunghi. Nonostante questi segnali rilevati dai dispositivi, né il consumo recente né quello nel corso della vita risultavano associati a una valutazione soggettiva più negativa del sonno.
«È stato uno dei risultati più interessanti», dice Vu. «Il dispositivo indossabile ha rilevato maggiori interruzioni notturne tra i partecipanti esposti a lungo alla cannabis, ma in genere loro stessi non riferivano di dormire peggio».
Lo studio non chiarisce perché le misurazioni e le percezioni possano divergere. I ricercatori ipotizzano che le persone non si accorgano del peggioramento oppure interpretino una maggiore durata del sonno come un miglioramento, anche quando il riposo è più interrotto. «Di conseguenza, i disturbi del sonno legati alla cannabis potrebbero passare inosservati», scrivono nell’articolo.

Le ricerche precedenti sugli effetti della cannabis sul sonno hanno dato risultati contrastanti. Molti studi, osservano gli autori, avevano campioni ridotti, periodi di osservazione brevi o un disegno trasversale, che non consente di seguire nel tempo l’associazione tra consumo prolungato e qualità del sonno. Inoltre, pochi includevano misurazioni oggettive. Alcuni studi sulla cannabis terapeutica hanno valutato il sonno come esito secondario o insieme ad altri fattori che possono influenzarlo.
Una possibile spiegazione dei lievi miglioramenti nella qualità del sonno percepita in alcuni studi clinici è che molti partecipanti soffrissero di dolore, tumori o disturbi del sonno. «La cannabis potrebbe migliorare la qualità del sonno percepita riducendo i sintomi che lo ostacolano, anche quando le misurazioni oggettive mostrano cambiamenti minimi o nulli», scrivono i ricercatori.
Essendo osservazionale, lo studio non può dimostrare che la cannabis causi direttamente i disturbi rilevati. Gli autori segnalano anche che non hanno misurato la potenza della sostanza né il momento dell’assunzione rispetto al sonno. Inoltre, pur basandosi su un’indagine durata decenni, le misurazioni oggettive coprivano soltanto una settimana. Per chiarire meglio il rapporto tra cannabis e riposo serviranno studi di lungo periodo con valutazioni oggettive del sonno.
Nel frattempo, per favorire il riposo, i ricercatori suggeriscono di affidarsi alle consuete indicazioni di igiene del sonno. «Andate a letto a orari regolari e mantenete la camera da letto fresca, buia e silenziosa; evitate di guardare il telefono e altri schermi subito prima di coricarvi», consiglia Kristen L. Knutson, neurologa della Northwestern University e coautrice dello studio. «Può essere utile anche stabilire una routine rilassante prima di dormire, per esempio leggendo, meditando o facendo una doccia».


