I fossili del Triassico superiore rinvenuti sulle rive del lago Kariba, in Zimbabwe, raccontano una storia inattesa: i dinosauri della regione non erano semplicemente gli stessi già noti in Sudafrica. Tra questi c’è Musango matusadonaensis, un sauropodomorfo bipede lungo circa 4,5 metri e con un peso stimato di 220 chilogrammi. I risultati indicano che lo Zimbabwe ospitava una comunità preistorica distinta, forse anche per le differenze climatiche tra le due aree.
La ricerca è stata condotta da un gruppo internazionale di paleontologi sudafricani, zimbabwesi e britannici, riunito da Jonah Choiniere dell’Università del Witwatersrand di Johannesburg. Lo studio si basa su fossili raccolti durante due spedizioni, nel 2017 e nel 2018, e sul riesame di reperti storici conservati a Bulawayo. L’articolo non indica il nome della rivista scientifica in cui è stato pubblicato.
Musango appartiene ai sauropodomorfi, il gruppo da cui si evolsero in seguito grandi dinosauri quadrupedi dal collo lungo, come Diplodocus. Il suo scheletro è incompleto e fu trovato sulla riva del fiume Nyamasango, vicino all’isola di Musango, da cui deriva il nome della specie. Le ossa mostrano che camminava sulle zampe posteriori e che, al momento della morte, non aveva ancora raggiunto la piena maturità. Il cranio non è stato conservato, perciò non è possibile stabilire direttamente che cosa mangiasse; i suoi parenti più stretti erano però in gran parte erbivori.
I paleontologi si aspettavano di trovare a Kariba specie simili a quelle sudafricane, perché i fossili hanno un’età comparabile e i due Paesi sono vicini. Invece, il materiale finora studiato comprende specie diverse da quelle note altrove. Musango e il suo parente Musankwa, descritto dallo stesso gruppo (which we described from the same beds in 2024), risultano specie proprie dello Zimbabwe e non sono i parenti più stretti dei dinosauri sudafricani. Anche altri fossili, tra cui pesci polmonati e fitosauri — rettili acquatici estinti — sono rari o assenti nei siti del Sudafrica.
Le spedizioni hanno recuperato numerosi reperti da argilliti e arenarie rosso mattone, depositate da antichi fiumi circa 210 milioni di anni fa, nel Triassico superiore, un periodo compreso tra 237 e 201 milioni di anni fa. Le prove geologiche e i fossili vegetali suggeriscono che l’area fosse arida, con gruppi di grandi conifere e fasce di vegetazione verde lungo i corsi d’acqua permanenti.

La ricerca sui dinosauri dello Zimbabwe ha una storia lunga, ma discontinua. Le prime ossa furono segnalate nel 1916; i ritrovamenti divennero più noti negli anni Settanta grazie al lavoro dei paleontologi zimbabwesi Geoffrey Bond e Michael Raath, che individuarono abbondanti fossili nell’entroterra di Bulawayo, nel sud-ovest del Paese, e nella parte bassa della valle dello Zambesi, lungo il confine con lo Zambia. Molti reperti furono allora attribuiti a specie già descritte in Sudafrica.
Dopo una pausa di alcuni decenni nella ricerca paleontologica, alcuni appassionati continuarono a esplorare la regione. Steve Edwards, responsabile di un campo safari locale, scoprì nuovi siti sulle rive del lago Kariba, un bacino artificiale che forma gran parte del confine tra Zimbabwe e Zambia. Le sue segnalazioni raggiunsero Choiniere, che organizzò le spedizioni con collaboratori dei tre Paesi. I siti si trovano nel parco nazionale di Matusadona: per raggiungerli e lavorare sul campo, il gruppo utilizzò una casa galleggiante sul lago come alloggio e laboratorio itinerante.
I ricercatori hanno poi riesaminato le collezioni storiche conservate a Bulawayo. Anche in questo caso, molti fossili sembrano non poter essere assegnati a specie sudafricane, contrariamente a quanto si pensava in precedenza.
Una possibile spiegazione delle differenze è il clima. Lo Zimbabwe si trova più a nord del Sudafrica e più vicino all’equatore, e le condizioni ambientali possono influenzare la distribuzione degli animali. Per verificare questa ipotesi, il gruppo tornerà a Kariba in cerca di altri fossili e raccoglierà nuovi dati sull’età precisa e sull’ambiente in cui si formarono le rocce che li contengono. Queste informazioni permetteranno confronti più accurati con i siti di altre regioni. Per ora, il clima resta una possibile spiegazione, non una causa dimostrata.
L’Africa ospita fino al 25% delle specie animali e vegetali della Terra, grazie alla varietà dei suoi ambienti — dai deserti alle foreste, dalle montagne alle coste e ai mari — e alla lunga storia evolutiva di molti gruppi. I paleontologi esplorano i suoi depositi da quasi due secoli. Il continente è noto soprattutto per i fossili di ominidi, ma conserva anche importanti testimonianze di dinosauri: i primi fossili africani segnalati in ambito scientifico provenivano dall’Eastern Cape, in Sudafrica, e furono descritti negli anni Cinquanta dell’Ottocento. Da allora sono stati individuati ricchi giacimenti in Sudafrica, Lesotho, Tanzania, Egitto, Niger, Malawi, Madagascar e Marocco. I nuovi reperti dello Zimbabwe aggiungono un tassello alla ricostruzione delle prime fasi dell’evoluzione dei dinosauri.


