Un lavoro condotto dal team dell’astronoma Pauline Barmby e in fase di pubblicazione su Nature Astronomy dimostra che la maggior parte dei satelliti in orbita bassa supera costantemente la soglia di luminosità raccomandata dall’Unione Astronomica Internazionale. Le misurazioni sono state eseguite dall’Elginfield Observatory in Ontario tra il 7 ottobre e l’11 novembre 2024. I dati sono stati raccolti attraverso sei fotocamere lungo 36 notti di tracciamento. Il campione ha analizzato 24.812 tracce luminose corrispondenti a 5.118 satelliti distinti. L’Unione Astronomica Internazionale richiede che i satelliti mantengano una magnitudine apparente pari o superiore a 7, valore che li rende invisibili all’occhio umano. Lo studio ha registrato che due terzi degli oggetti troppo luminosi appartengono alla costellazione Starlink di SpaceX, la quale conta oltre 10.000 unità in orbita sulle circa 16.000 totali. Solo un passaggio su quattro dei satelliti Starlink ha violato il limite. La dimensione numerica della flotta genera tuttavia un impatto primario sul totale dei rilevamenti. La rete cinese Guowang ha mostrato una percentuale di violazione del 50 percento dei passaggi registrati. Al momento delle rilevazioni la flotta Guowang contava 12 vettori in orbita, saliti a quasi 300 negli anni successivi. L’impatto della luce artificiale influisce sui sensori a terra. L’astronomo Olivier Hainaut ha stimato che una popolazione di 100.000 satelliti entro i limiti di magnitudine sarebbe tollerabile per la ricerca, mentre il superamento sistematizzato dei valori rischia di rovinare le riprese scientifiche.
Le interferenze luminose compromettono i dati dei grandi telescopi. Le stime per il Legacy Survey of Space and Time del Vera C. Rubin Observatory indicano la contaminazione di un’esposizione su tre durante le ore del crepuscolo. Il limite dello studio risiede nella copertura geografica circoscritta a un solo punto di osservazione terrestre e al periodo di campionamento limitato a 36 notti nel 2024. L’inquinamento luminoso diffuso si estende ormai anche nelle aree prive di impianti di illuminazione a terra. Le conseguenze ecologiche colpiscono la fauna, mentre studi recenti collegano l’alterazione dei ritmi circadiani umani a patologie neurologiche.


