Uno studio recente ha scoperto un processo geologico importante che aiuta a capire meglio come si formano le terre rare e dove trovarle. Secondo i ricercatori, gli elementi delle terre rare non nascono in modo casuale, ma si formano nel mantello terrestre all’interno di particolari tipi di magma ricchi di elementi alcalini (come sodio e potassio) e minerali carbonatici. Questi magmi si sviluppano soprattutto sopra antiche zone di subduzione, cioè aree della Terra dove una placca tettonica scivola sotto un’altra.
Quando una placca si immerge nel mantello, rilascia fluidi e sostanze chimiche (come acqua e alogeni) che “modificano” e arricchiscono le rocce circostanti. Questo processo crea delle vere e proprie zone “fertilizzate” nel mantello terrestre. Queste zone possono restare stabili per tempi lunghissimi, anche centinaia di milioni o miliardi di anni, prima di fondere e generare magma. Quando poi queste masse di magma risalgono verso la superficie e si raffreddano, possono formare giacimenti di terre rare, cioè concentrazioni di elementi molto importanti per la tecnologia moderna (batterie, smartphone, turbine eoliche, veicoli elettrici).
La scoperta più interessante dello studio è che esiste una forte correlazione tra queste antiche zone di subduzione e i giacimenti conosciuti: circa il 67% delle masse magmatiche associate alle terre rare e oltre il 70% dei depositi noti si trovano proprio sopra queste regioni “arricchite” del mantello. Nei giacimenti più antichi, questa percentuale arriva addirittura a oltre il 90%, il che rafforza ancora di più l’idea che questo processo sia fondamentale. In pratica, invece di cercare le terre rare in modo casuale, gli scienziati possono ora concentrare l’attenzione su regioni del mondo dove in passato sono avvenute antiche subduzioni tettoniche, perché sono molto più probabili da contenere nuovi giacimenti. Lo studio mette anche in discussione l’idea precedente che i depositi di terre rare fossero legati principalmente ai pennacchi del mantello (colonne di magma che risalgono dal profondo della Terra). Secondo i nuovi dati, questi potrebbero avere un ruolo, ma non sono la causa principale.


