Un reattore nucleare montato sul cassone di un camion, capace di generare energia per decenni senza mai fare rifornimento. Lo scienziato Wu Yican, consigliere scientifico capo dell’Istituto di Tecnologia per la Sicurezza dell’Energia Nucleare di Hefei, ha annunciato l’avvio dei test sul primo prototipo integrato di simulazione ingegneristica da 10 megawatt. L’obiettivo dichiarato è azzerare quella che i ricercatori chiamano “l’ansia da batteria” planetaria.
Il progetto punta dritto al cuore della nuova fame energetica globale: i data center per l’intelligenza artificiale (strutture idivore che richiedono flussi di elettricità costanti e ad altissima densità).
Sviluppato dal consorzio FDS, il micro-reattore vanta una vita utile stimata tra i 30 e i 60 anni. La vera anomalia ingegneristica risiede però nella durata della singola carica di combustibile, progettata per far funzionare l’unità dai 10 ai 30 anni consecutivi. Con una potenza di 10 megawatt, un singolo modulo mobile sarebbe teoricamente in grado di alimentare da solo un centro di calcolo IA di medie dimensioni, svincolandolo dalla rete elettrica nazionale.
Le applicazioni spaziano ben oltre l’informatica. Il team guidato da Wu Yican ha specificato che il sistema – definito “ultra-sicuro e ultra-compatto” – è stato pensato per fornire energia a isole remote, installazioni industriali isolate, propulsione navale, sistemi spaziali e scenari d’emergenza in cui i generatori diesel tradizionali risultano inefficienti.
Il concetto di reattore trasportabile non è un’esclusiva asiatica: anche l’esercito degli Stati Uniti sta sviluppando un proprio micro-reattore (il Progetto Pele), strutturato per essere alloggiato in container standard e trasportato via aereo o camion. La proposta cinese, tuttavia, spinge sull’acceleratore della miniaturizzazione estrema su gomma.
La comunità scientifica internazionale mantiene una rigida cautela sui dati diffusi dai media statali di Pechino.
La dicitura “prototipo” copre infatti una serie di enormi incognite strutturali ancora irrisolte. Un reattore nucleare mobile deve essere in grado di resistere a incidenti stradali ad alta velocità, tentativi di sabotaggio, incendi e condizioni meteorologiche estreme. Inoltre, la schermatura necessaria a proteggere la popolazione dalle radiazioni richiede tonnellate di materiali densi: un peso che mal si concilia con i limiti di carico di un normale autoarticolato. Il dispositivo si trova attualmente nella fase di valutazione della sicurezza, un passaggio critico i cui risultati non sono ancora stati resi pubblici.
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