Il pomodoro è uno degli alimenti più presenti nelle case italiane. Lo troviamo fresco, in salsa, in passata, nei sughi pronti e nelle insalate. Proprio per questo, quando si parla di residui di pesticidi, il tema diventa immediatamente rilevante: riguarda un cibo che mangiamo spesso e che consideriamo sano quasi per abitudine. Il punto però è che la parola “lavare” non equivale sempre a “bonificare”. Sciacquare i pomodori sotto l’acqua è utile, ma non cancella ogni traccia di trattamento agricolo. Alcuni residui restano sulla superficie, altri possono aderire alla buccia in modo più tenace, soprattutto se il frutto è stato esposto a più sostanze durante la coltivazione. In certi casi, una parte delle molecole può essere già presente in quantità minime ma persistenti, e questo rende il semplice passaggio sotto il rubinetto una misura solo parziale.
Gli studi sui residui alimentari mostrano che il lavaggio riduce una quota dei pesticidi, ma l’efficacia varia molto in base al tipo di sostanza, alla consistenza del frutto e al metodo usato. Acqua corrente, sfregamento delicato e, quando possibile, rimozione della buccia possono aiutare, ma nessuna di queste strategie garantisce l’eliminazione totale. È qui che entra in gioco il punto più importante: il problema non è soltanto ciò che si vede, ma ciò che resta dopo la pulizia. La soluzione più sensata non è smettere di mangiare pomodori, ma scegliere con più attenzione. Quando possibile, conviene preferire prodotti di stagione, provenienza chiara e, se accessibile, coltivazione biologica. Per i pomodori freschi, un lavaggio accurato resta comunque utile, meglio se con acqua corrente e un leggero sfregamento. Per passate e conserve, invece, conta molto la qualità della filiera e il controllo degli ingredienti.
https://www.efsa.europa.eu/it/news/pesticide-residues-food-latest-figures-released
