La caduta di un oggetto spaziale fece piovere oro in Australia. La clamorosa scoperta sull’origine dei giacimenti

Piovve oro dal cielo in Australia? La clamorosa scoperta sull'origine dei giacimenti

Un violentissimo impatto meteoritico avvenuto miliardi di anni fa squarciò la crosta terrestre primordiale, innescando una serie di reazioni idrotermali capaci di concentrare enormi depositi di metalli preziosi nel sottosuolo. L’eccezionale dinamica geologica è stata ricostruita da un team di geologi coordinato da Denis Fougerouse della Curtin University, che ha analizzato la struttura profonda del bacino di Yilgarn, nell’Australia Occidentale. La ricerca dimostra che le colossali riserve d’oro della regione non si sono formate tramite i normali processi tettonici, ma sono la conseguenza diretta della collisione con un corpo celeste.

Gli scienziati hanno utilizzato tecniche avanzate di microscopia e datazione radiometrica sui minerali estratti dalle profondità del cratere.

I dati geocronologici indicano che l’impatto generò temperature e pressioni tali da fondere la roccia e frantumare la litosfera, creando una fitta rete di fratture profonde. Attraverso queste spaccature, i fluidi magmatici surriscaldati e ricchi di minerali risalirono dalle profondità del mantello terrestre verso la superficie. Durante la risalita, il drastico calo di temperatura e pressione all’interno delle faglie causò la precipitazione e la successiva cristallizzazione dell’oro, intrappolandolo in vene quarzifere ad altissima concentrazione.

L’evento spaziale ha letteralmente ridisegnato la mappa mineraria del continente.

Senza l’energia d’urto del meteorite, i fluidi contenenti il metallo nobile sarebbero rimasti dispersi a decine di chilometri di profondità, inaccessibili e diluiti nel mantello (dove l’oro è presente solo in tracce infinitesimali). L’analisi atomica dei cristalli di pirite e arsenopirite associati all’oro ha confermato che la deposizione del metallo è avvenuta in un lasso di tempo geologicamente brevissimo, quantificabile in pochi millenni successivi alla catastrofe cosmica. Questa rapidità di concentrazione differenzia il deposito australiano dai sistemi auriferi tradizionali, legati a lenti movimenti delle placche durati decine di milioni di anni.

I dettagli dello studio, pubblicato sulla rivista Geochimica et Cosmochimica Acta, aprono nuove prospettive per l’esplorazione mineraria globale: la ricerca di giacimenti d’oro di alta qualità potrebbe ora concentrarsi sull’identificazione di antichi crateri da impatto parzialmente erosi o sepolti sotto sedimenti più recenti.

Per dirla in parole semplici: l’oro che oggi viene estratto in Australia non è arrivato direttamente dallo spazio a bordo del meteorite. L’asteroide si è comportato come un gigantesco piccone cosmico che ha spaccato la Terra, creando le tubature ideali per far risalire l’oro liquido intrappolato nel cuore del pianeta e farlo accumulare vicino alla superficie.