La foresta di Sherwood piange il suo re: addio al gigante millenario di Robin Hood

L'albero simbolo del Regno Unito non è sopravvissuto all'ultima primavera. Tra le cause del collasso, un paradosso legato proprio ai milioni di turisti che per secoli lo hanno visitato.

epa13051800 A group of scouts look at an ancient tree known as the 'Major Oak' in Sherwood Forest, Nottinghamshire, Britain, 20 June 2026. The famous tree has been declared dead by conservationists after seeing its first spring without new leaves. Legend says that the sprawling oak tree, which is believed to have survived in Sherwood Forest for up to 1200 years, was used as a hideout by the folklore outlaw Robin Hood and his band of merry men. The RSPB (Royal Society for the Protection of Birds) who manage the woodland said that the tree had been declining for several years due to poor soil and a weakened root system caused by human intervention, which was compounded by recent heatwaves and droughts. EPA/ADAM VAUGHAN

La foresta di Sherwood perde il suo simbolo più iconico: Major Oak, la gigantesca quercia legata alla leggenda di Robin Hood, è morta. A dare il triste annuncio sono i tecnici della Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), l’ente che si occupa della gestione e della conservazione della storica area boschiva inglese. L’albero millenario ha terminato l’ultima primavera senza produrre nemmeno una foglia, confermando il definitivo deperimento di una delle piante più antiche e famose del Regno Unito.

L’enorme fusto, con una circonferenza che supera i dieci metri, era già stato descritto nel Settecento come una “maestosa rovina”. Secondo la tradizione popolare, la cavità interna del suo tronco offriva rifugio al leggendario fuorilegge e alla sua banda. Un fascino storico che, nel corso dell’ultimo secolo, ha spinto le autorità a tentare ogni tipo di salvataggio strutturale: dalle prime catene di contenimento installate all’inizio del Novecento fino ai complessi sistemi di impalcature metalliche che dagli anni Settanta sorreggono i rami più pesanti.

Gli scienziati ipotizzano che proprio l’eccesso di accanimento terapeutico e l’abbraccio dei visitatori abbiano paradossalmente accelerato la fine della pianta.

Milioni di passi hanno lasciato il segno. Nonostante la recinzione protettiva costruita intorno al perimetro negli anni Settanta per tenere a distanza la folla, il calpestio continuo dei turisti ha compattato il terreno anno dopo anno. Il suolo è diventato duro, asfalto biologico impermeabile che ha progressivamente privato le radici dell’ossigeno e dell’acqua necessari alla sopravvivenza. A dare il colpo di grazia sono arrivati gli effetti della crisi climatica globale, caratterizzata da ondate di calore e periodi di siccità prolungata sempre più frequenti nel cuore dell’Inghilterra.

La Royal Society for the Protection of Birds manterrà la struttura della quercia all’interno della foresta, trasformandola in un monumento naturale permanente. La discendenza del gigante è comunque assicurata: nei primi anni Duemila, i botanici hanno prelevato e messo al sicuro ghiande e talee della pianta madre, i cui cloni stanno crescendo in diverse aree protette del mondo.

In parole povere, la quercia è morta di vecchiaia e di soffocamento, sfinita dal caldo estremo e da secoli di turisti che, calpestando la terra intorno al tronco, hanno tolto il respiro alle sue radici.