Scoperti i resti di una misteriosa e antica civiltà che viveva nella foresta amazzonica

L’Amazzonia non era una foresta selvaggia: scoperta una grande civiltà nascosta nella giung

Scoperti i resti di una misteriosa e antica civiltà che viveva nella foresta amazzonica


Per secoli l’Amazzonia è stata immaginata come una foresta immensa e incontaminata, abitata solo da piccoli gruppi indigeni. Una nuova ricerca scientifica, però, sta cambiando questa visione: sotto la fitta vegetazione della foresta pluviale si nasconderebbero le tracce di una complessa civiltà antica che potrebbe aver ospitato milioni di persone. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, ha utilizzato la tecnologia laser LiDAR, capace di attraversare la copertura degli alberi e rilevare la presenza di strutture nascoste nel terreno. I ricercatori hanno analizzato oltre 1.700 chilometri quadrati di foresta amazzonica, individuando centinaia di grandi opere in terra costruite dall’uomo.


La ricerca si è concentrata sulla civiltà degli Aquiry, una popolazione vissuta nella regione amazzonica tra il 600 a.C. e l’850 d.C.. Gli scienziati hanno identificato più di 432 geoglifi, cioè grandi strutture geometriche realizzate scavando fossati e accumulando terreno per creare argini. Queste costruzioni hanno forme diverse: cerchi, quadrati, rettangoli e ottagoni.
Secondo gli studiosi, il numero reale di queste strutture potrebbe essere molto più alto: nell’intera area amazzonica potrebbero esistere fino a 30.000 siti simili ancora da scoprire. La presenza di queste opere suggerisce l’esistenza di una società organizzata e numerosa. La costruzione e la manutenzione dei terrapieni avrebbero richiesto centinaia di persone e i ricercatori stimano che, nel periodo di massimo sviluppo, la popolazione della civiltà Aquiry potesse raggiungere tra 1,25 e 3 milioni di individui.
Ma quale funzione avevano queste strutture? Gli studiosi ipotizzano che non fossero semplici abitazioni, ma veri e propri centri comunitari e cerimoniali, utilizzati per riunioni politiche, rituali, feste, scambi sociali e attività collettive. Intorno a questi luoghi sarebbero sorte abitazioni più piccole e sparse.


Un altro elemento importante è la presenza di una rete di strade rettilinee che collegava i diversi insediamenti. Questo indica che non si trattava di comunità isolate, ma di un territorio organizzato attraverso collegamenti e infrastrutture pianificate.
La scoperta modifica profondamente l’immagine tradizionale dell’Amazzonia. La foresta attuale non sarebbe quindi soltanto un ambiente naturale rimasto intatto nel tempo, ma anche il risultato dell’interazione tra uomo e ambiente durata migliaia di anni. Gli Aquiry, infatti, modificarono il territorio attraverso il disboscamento, la costruzione di opere in terra e la coltivazione di prodotti come mais, manioca, zucca, noci del Brasile e palme da pesca. Le cause della scomparsa di questa civiltà, avvenuta intorno all’850 d.C., non sono ancora completamente chiarite. Tuttavia, la scoperta dimostra che l’Amazzonia precolombiana era molto più popolata e complessa di quanto si pensasse.
Secondo i ricercatori, molti altri insediamenti antichi potrebbero essere ancora nascosti sotto la vegetazione. Se nuove ricerche confermeranno questi risultati, sarà necessario rivedere il ruolo delle popolazioni indigene nella trasformazione della foresta amazzonica e il loro impatto sulla biodiversità e sull’equilibrio ambientale della regione.

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Lucia Petrone
Lucia Petrone

Studentessa di Lingue e Letterature straniere presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionata di scienza e culture straniere, scrivo su Scienze Notizie dal 2021.