Nei 126 pazienti celiaci coinvolti in uno studio di fase 2, il farmaco sperimentale FB102 ha limitato i danni alla mucosa intestinale durante un’esposizione controllata al glutine, rispetto a un placebo. I risultati preliminari, annunciati dall’azienda argenx SE, non sono ancora stati sottoposti a revisione paritaria e non dimostrano che il medicinale possa proteggere dall’esposizione accidentale nella vita quotidiana.
Per chi soffre di celiachia, anche piccole quantità di glutine possono danneggiare l’intestino. Al momento, l’unico trattamento disponibile è una dieta rigorosamente priva di glutine. Le contaminazioni accidentali, però, possono verificarsi anche quando si presta molta attenzione agli alimenti, e fino al 40 per cento dei pazienti può continuare ad avere sintomi. Diverse aziende farmaceutiche stanno quindi studiando possibili terapie. FB102, somministrato per via endovenosa, è uno dei farmaci in sperimentazione e potrebbe offrire una protezione intestinale che nessun medicinale attualmente approvato è in grado di garantire.
Lo studio ha coinvolto persone con diagnosi confermata di celiachia, senza sintomi e che seguivano una dieta priva di glutine da almeno un anno. Per otto settimane, i partecipanti sono stati sottoposti a una provocazione orale controllata con glutine: alcuni hanno ricevuto casualmente il placebo, altri infusioni di FB102. Né i pazienti né i ricercatori sapevano quale trattamento fosse stato assegnato. Al giorno 78, i ricercatori hanno confrontato i danni alla mucosa intestinale con quelli rilevati all’inizio dello studio.
Nella celiachia, l’ingestione di glutine può accorciare i villi, le minuscole sporgenze che rivestono l’intestino, e approfondire le cripte, gli avvallamenti tra i villi. I pazienti trattati con FB102 hanno mostrato meno segni di danno alla mucosa intestinale rispetto a chi aveva ricevuto il placebo. Nella mucosa è stata osservata anche una risposta immunitaria infiammatoria più contenuta.
Il risultato non significa che chi assume FB102 possa mangiare glutine senza precauzioni: l’esposizione è avvenuta in condizioni controllate e non è ancora chiaro se la protezione si manifesti anche nella vita quotidiana. La ricerca merita comunque di proseguire, dato che oggi non esiste un trattamento approvato capace di proteggere l’intestino dalle contaminazioni accidentali.

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«Questi risultati positivi di fase 2 rafforzano la nostra convinzione sul potenziale di FB102 nel rispondere a un’importante esigenza insoddisfatta delle persone affette da celiachia, per la quale al momento non esistono terapie approvate», afferma Luc Truyen, direttore medico di argenx. Truyen aggiunge che, insieme al profilo di sicurezza costante osservato nei diversi studi, i risultati sostengono il passaggio del farmaco alla fase 3 e l’approfondimento del suo potenziale in altre malattie immunomediate.
FB102 è in sperimentazione clinica da diversi anni. È stato progettato per agire su CD122, un recettore delle cellule immunitarie che risponde ai messaggeri dell’infiammazione. Nel 2009, uno studio sui topi con disturbi autoimmuni intestinali ha mostrato che bloccare questo recettore riduceva i danni all’intestino. Da qui è nata l’ipotesi che CD122 e la sua interazione con i segnali infiammatori abbiano un ruolo nello sviluppo e nel mantenimento della celiachia.
Il farmaco è stato sviluppato dai ricercatori di Forte Biosciences Inc., poi acquisita da argenx. È progettato per bloccare CD122 soltanto su alcune cellule T che contribuiscono alla malattia, lasciando intatto il recettore sulle altre. Oltre che per la celiachia, FB102 è studiato per altre patologie autoimmuni, tra cui la vitiligine, una malattia cronica che causa la perdita di pigmentazione in alcune zone della pelle. I ricercatori ipotizzano che possa essere utile anche contro l’alopecia areata.
Restano però necessari ulteriori studi. Secondo le linee guida preliminari della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, un composto destinato a essere assunto a lungo termine come FB102 dovrebbe dimostrare la propria efficacia per almeno 52 settimane, senza ricorrere a una provocazione con glutine. I ricercatori di argenx stanno ancora lavorando per raggiungere questo obiettivo.
«Lo studio si basa sulla sperimentazione di fase 1b e fornisce ulteriori prove cliniche coerenti del fatto che il blocco di CD122 può proteggere dai danni intestinali causati dal glutine e prevenire la comparsa dei sintomi nei pazienti, anche in presenza di una provocazione con glutine più intensa, confermando CD122 come un promettente bersaglio terapeutico per la celiachia», afferma Truyen.


