Un coccodrillo fossile in Egitto rivela che i gaviali vivevano nei mari

Il fossile, risalente a circa 45 milioni di anni fa, è stato identificato nella Formazione di Mokattam, da cui furono ricavate le pietre della Grande Sfinge di Giza.

Enorme sfinge scolpita nella pietra.

Un nuovo coccodrillo fossile, vissuto in Egitto circa 45 milioni di anni fa, è stato identificato in rocce calcaree della stessa formazione geologica da cui furono ricavate le pietre per scolpire la Grande Sfinge di Giza. La specie, chiamata Herugavialis cairensis, potrebbe aiutare a chiarire come gli antichi gaviali, oggi confinati alle acque dolci, riuscirono un tempo a diffondersi in tutto il mondo.

Oggi sopravvivono soltanto due specie di gaviale dal muso lungo, entrambe a rischio di estinzione: Gavialis gangeticus e Tomistoma schlegelii. Vivono esclusivamente in ambienti d’acqua dolce del subcontinente indiano e del Sud-est asiatico. La documentazione fossile, però, risale a 80 milioni di anni fa, all’epoca dei dinosauri, e testimonia una grande varietà: sono note oltre 40 specie, un tempo diffuse in tutto il pianeta. Poiché i gaviali viventi non tollerano l’acqua salata, resta da capire come i loro antichi parenti abbiano potuto attraversare gli oceani e raggiungere continenti separati dal mare.

Per ricostruire la storia del gruppo, i ricercatori hanno studiato l’anatomia degli scheletri di gaviali viventi e fossili. Le scansioni TC, che permettono di osservare l’interno dei reperti senza danneggiarli, hanno rivelato dettagli del cranio, del cervello e dei sistemi sensoriali. Queste informazioni aiutano a distinguere le specie e a formulare ipotesi sulla biologia e sull’ecologia di quelle estinte. In alcuni antichi parenti dei coccodrilli, noti per vivere esclusivamente nell’oceano, altri studiosi hanno individuato una parete esterna dell’orecchio interno più spessa: un adattamento alle pressioni elevate delle profondità marine. Il gruppo di ricerca ha trovato indizi analoghi di uno stile di vita marino in alcuni gaviali fossili. Le specie attuali, invece, hanno perso questa capacità e vivono in fiumi e laghi.

Molti fossili di gaviale rinvenuti in Africa e in Europa furono descritti tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo e classificati come specie di Tomistoma, per la somiglianza superficiale con Tomistoma schlegelii. Studi precedenti, condotti dal gruppo e da altri ricercatori, hanno mostrato che alcune di queste specie estinte non sono strettamente imparentate con Tomistoma e hanno portato all’introduzione di nuovi nomi. Altre, però, sono ancora poco studiate.

Il nuovo lavoro, guidato da Paul Burke, ex dottorando e oggi ricercatore al Museo svedese di storia naturale di Stoccolma, è stato condotto con colleghi egiziani e tedeschi. Il gruppo ha riesaminato fossili raccolti negli anni Venti nel nord-est dell’Egitto, inglobati nella Formazione di Mokattam. Questa roccia calcarea si formò circa 45 milioni di anni fa in un mare poco profondo, quando il livello marino era più alto e la regione era sommersa.

Nel 1927 i reperti, tra cui un cranio quasi completo, furono attribuiti a Tomistoma per la loro somiglianza con la specie vivente Tomistoma schlegelii. Le nuove analisi, comprese le scansioni TC, hanno invece rivelato differenze anatomiche: tra queste, rilievi attorno alle orbite che non si trovano in Tomistoma. La Formazione di Mokattam è nota anche per un altro motivo: circa 4.500 anni fa le sue rocce furono usate per scolpire la Grande Sfinge di Giza. Il cranio fossile, come la Sfinge, è privo della punta del muso. Questa coincidenza ha ispirato il nome Herugavialis cairensis, in riferimento a Heru, il dio egizio dalla testa di falco, noto anche come Horus e spesso considerato una possibile fonte d’ispirazione per la Sfinge.

Per gran parte degli ultimi 80 milioni di anni, l’Africa settentrionale e l’Europa meridionale ospitarono numerose specie di gaviali e altri coccodrilli, che vivevano nei mari poco profondi allora presenti in gran parte della regione mediterranea. Alcune specie, a differenza di quelle attuali, potrebbero essere state in grado di attraversare gli oceani. Questa varietà sembra essere sopravvissuta alla grande estinzione che cancellò i dinosauri e cambiò nel corso dei successivi 60 milioni di anni, in relazione alle oscillazioni del clima: i periodi più caldi erano associati a livelli del mare più alti, quelli più freddi a livelli più bassi.

Circa 6 milioni di anni fa, però, i coccodrilli scomparvero dal Mediterraneo e non vi tornarono più. La loro scomparsa coincide con la crisi di salinità del Messiniano, un evento durante il quale il Mediterraneo, rimasto isolato dall’oceano Atlantico, si prosciugò quasi completamente. Con l’aumento dell’evaporazione, l’acqua diventò sempre più salata e l’ambiente probabilmente insostenibile per gli animali che lo abitavano, compresi quelli normalmente capaci di vivere in mare. I coccodrilli e molte altre specie scomparvero dalla regione.

Le conseguenze di quell’evento sono ancora osservabili: il Mediterraneo è tuttora più salato degli oceani e i coccodrilli sono assenti dalla regione. I gaviali sopravvissuti vivono lontano dal Mediterraneo; inoltre, avendo perso gli adattamenti necessari alla vita in acqua salata, non riuscirebbero comunque a sopravviverci.

I cambiamenti rapidi ed estremi della temperatura e del livello del mare, insieme all’inaridimento, sono aspetti centrali dell’attuale emergenza climatica. La crisi di salinità del Messiniano mostra come trasformazioni ambientali di questo tipo possano lasciare conseguenze sulla biodiversità per milioni di anni.

Fonte: theconversation.com

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