Un bacio di 4.500 anni fa svela quanto fossero simili a noi gli esseri umani dell’antichità

Le tavolette cuneiformi scoperte in Medio Oriente spostano indietro di oltre un millennio le prime tracce scritte del bacio romantico, rivelando un'intima continuità emotiva che travalica i millenni.

Un bacio di 4.500 anni fa svela quanto fossero simili a noi gli esseri umani dell’antichità

Troels Pank Arbøll, assiriologo dell‘Università di Copenhagen, ha esaminato i frammenti d’argilla conservati nelle collezioni archeologiche per tracciare la storia di un gesto che riteniamo moderno, ma che affonda le radici nella culla della civiltà. Incisi su tavolette cuneiformi risalenti a circa 4.500 anni fa, i resoconti mesopotamici restituiscono la più antica testimonianza scritta di un bacio romantico. Non si tratta di mere annotazioni contabili o di fredde cronache di corte. Nel mito sumero che coinvolge la dea del grano Ezinan e il dio An, databile tra il 2600 e il 2500 a.C., l’atto dell’unione fisica è accompagnato esplicitamente dal contatto delle labbra. Un dettaglio analogo emerge dalle iscrizioni del Cilindro di Barton, reperto sumero di poco successivo che descrive l’intimità tra divinità. L’aspetto più sorprendente, tuttavia, non risiede nell’iconografia mitologica, ma nella vita quotidiana della popolazione. Nelle tavolette di Sippar, redatte in lingua accadica circa 4.000 anni fa e tradotte da esperti di letteratura antica come Nathan Wasserman, le descrizioni emotive appaiono impressionantemente vicine alla sensibilità odierna. Un passaggio poetico descrive con precisione il labbro superiore che si inumidisce e il labbro inferiore che trema nell’attesa dell’abbraccio. Non siamo di fronte a una fredda ritualità: l’espressione del desiderio fisico possedeva già una codifica letteraria raffinata. I reperti archeologici confermano che il gesto non era una stravaganza confinata alla finzione letteraria. Un modellino in terracotta babilonese del 1800 a.C. mostra due figure nude unite in un bacio durante l’atto sessuale, offrendo una prova visiva inequivocabile dell’intimità dell’epoca. I baci mesopotamici possedevano anche un preciso valore sociale e legale. Un documento giudiziario rinvenuto nella città di Larsa, risalente a circa 3.800 anni fa, riporta la dichiarazione formale di una donna di nome Shat-Marduk. Nel sancire la fine della relazione con il proprio compagno, la donna mette a verbale che l’uomo non dovrà più tornare da lei, né proporle rapporti intimi, né tantomeno baciare le sue labbra. Il contatto orale rappresentava quindi un confine invalicabile, un marcatore di consenso e di esclusività relazionale che va ben oltre la semplice attrazione biologica.

Le scoperte di Arbøll e della biologa Sophie Lund Rasmussen hanno ridimensionato precedenti teorie che collocavano la nascita del bacio romantico in Asia meridionale intorno al 1500 a.C., dimostrando che la pratica era diffusa in diverse regioni del mondo antico già un millennio prima. L’origine dell’intesa orale potrebbe essere ancora più remota. La scultura in calcite dei “Gli Amanti di Ain Sakhri“, rinvenuta vicino a Betlemme e risalente a 11.000 anni fa, mostra due figure abbracciate i cui volti si toccano in quello che potrebbe essere il più antico tentativo di raffigurare l’affetto corporeo. Se si osserva il comportamento dei nostri parenti evolutivi più prossimi, come gli scimpanzé e i bonobo, il contatto bocca a bocca appare come un meccanismo di coesione sociale e consolidamento dei legami che precede persino la comparsa di Homo sapiens. Nonostante gli imperi siano crollati e le lingue mesopotamiche siano scomparse, la traccia lasciata da quegli antichi amanti sull’argilla bagnata continua a raccontare la medesima storia di desiderio, vulnerabilità e confini personali.

https://www.zmescience.com/feature-post/culture/culture-society/a-kiss-from-4500-years-ago-reveals-something-remarkably-familiar-about-ancient-humans

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