In Sudafrica l’ocra conserva proteine di eland risalenti a 60.000 anni fa

La paleoproteomica ha identificato collagene di eland comune nei sedimenti del sito di Kilpdrift. Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the Royal Society B.

Complesso di Klipdrift, Sudafrica

Una superficie ricca di ocra, risalente a circa 60.000 anni fa e rinvenuta in Sudafrica, conserva tracce di collagene dell’eland comune (Taurotragus oryx). L’identificazione di questa proteina offre una rara prova molecolare dell’associazione tra materiali animali e pigmenti minerali durante la Media Età della Pietra, ma non chiarisce come venissero usati: potrebbero essere stati mescolati intenzionalmente, oppure l’ocra potrebbe essere entrata in contatto con pelli di eland trattate con il pigmento.

La ricerca è stata condotta da studiosi della Kyushu University, dell’Universitetet i Bergen e dell’Università di Copenaghen. I risultati sono stati pubblicati il 1° ottobre 2026 su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences.

L’ocra è un materiale naturale ricco di ferro, che può essere macinato per ottenere una polvere colorata. La superficie analizzata proviene dal complesso archeologico di Kilpdrift, un sito della Media e della Tarda Età della Pietra tra le scogliere costiere della De Hoop Nature Reserve, in Sudafrica. I ricercatori hanno esaminato campioni di sedimenti del sito conservati in archivio, cercando proteine rimaste intrappolate nel materiale.

Per farlo hanno utilizzato la paleoproteomica, cioè lo studio delle proteine antiche conservate nei reperti e nei sedimenti archeologici. Dopo aver estratto le proteine dai campioni, le hanno analizzate con la cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), una tecnica che separa e identifica i frammenti molecolari. Il gruppo ha poi confrontato i risultati con grandi database di proteine e con un archivio di riferimento del collagene creato appositamente. L’analisi ha individuato collagene di tipo I riconducibile all’eland comune, una proteina strutturale presente nei tessuti animali.

Illustrazione di un eland
L’eland è una grande antilope delle pianure diffusa nell’Africa orientale e meridionale.
Takumi Tsutaya/Kyushu University

Le tracce organiche mescolate all’ocra sono estremamente rare, soprattutto nei siti africani. La loro identificazione può quindi aiutare a ricostruire materiali e attività che non lasciano più segni visibili nella documentazione archeologica. L’associazione tra eland e ocra aggiunge elementi alle conoscenze sulle competenze tecniche dei primi Homo sapiens e sulle possibili funzioni simboliche dei pigmenti. Tuttavia, le proteine non permettono di stabilire con precisione come fossero impiegati i materiali né quale fosse il loro significato.

Il risultato mostra inoltre che è possibile recuperare proteine antiche dai sedimenti archeologici anche in ambienti africani difficili, dove il DNA antico si conserva raramente. La paleoproteomica potrebbe così offrire un nuovo strumento per studiare materiali biologici che non sono più riconoscibili a occhio nudo.

Lo studio, intitolato Indagine paleoproteomica sui sedimenti archeologici associati all’uso dell’ocra nella Media Età della Pietra dell’Africa meridionale, è firmato da Zahra Haghighi, Takumi Tsutaya, Elizabeth C. Velliky, Simon Armitage, Christopher Miller, Meaghan Mackie, Francesco d’Errico, Gaudry Troche, Jesper Olsen, Karen van Niekerk, Christopher Henshilwood ed Enrico Cappellini. DOI: 10.1098/rspb.2025.3300.

Il lavoro è stato sostenuto dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione europea, attraverso la borsa Marie Skłodowska-Curie n. (PUSHH) 861389; in parte dal Consiglio norvegese per la ricerca, tramite il programma di finanziamento dei Centri di eccellenza e il SFF Centre for Early Sapiens Behaviour (SapienCE), borsa n. 262618; in parte dal Grand Programme de Recherche «Human Past» dell’Initiative d’Excellence (IdEx), attraverso l’Università di Bordeaux; in parte dalla Japan Society for the Promotion of Science, borsa per la ricerca scientifica n. 202170033; in parte dalla Novo Nordisk Fonden, borsa n. NNF14CC0001; in parte dal programma Talents dell’Università di Bordeaux, borsa n. 191022_001; in parte dal Consiglio europeo della ricerca, borsa n. (Quanta) 951388; in parte dal Consiglio europeo della ricerca nell’ambito di H2020, borsa n. (BACKWARD) 101021361; e in parte dal programma FOREST della Japan Science and Technology Agency, borsa n. (JPMJFR233D). Google Google News

Zahra Haghighi ritratta mentre prepara un campione
La prima autrice, Zahra Haghighi, ritratta mentre prepara un campione in un laboratorio sterile per l’analisi paleoproteomica.
Takumi Tsutaya/Kyushu University

Fonte: scitechdaily.com

Condividi l'articolo
Redazione Scienze Notizie
Redazione Scienze Notizie

La Redazione di Scienze Notizie seleziona ogni giorno le scoperte e gli studi più interessanti pubblicati da riviste scientifiche, università, agenzie spaziali e testate internazionali, e li racconta in italiano in modo chiaro, con la fonte citata in fondo a ogni articolo. I testi sono preparati e controllati attentamente dalla redazione prima della pubblicazione. Hai trovato un errore? Scrivici: lo correggiamo.