Le misurazioni della pressione raccolte da boe alla deriva nel Mar Ionio hanno ridotto gli errori delle previsioni durante la tempesta Harry, che tra il 19 e il 21 gennaio ha portato fino a 482,5 millimetri di pioggia sulla Sicilia orientale. È il primo risultato del progetto Mediterranean Extreme Events Experiment (M3E), avviato nel settembre 2025 per aumentare le osservazioni meteorologiche in una zona del Mediterraneo centrale finora poco monitorata.
La ricerca è stata condotta da un gruppo guidato da David Lavers del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. Lo studio, pubblicato sulla rivista Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society (articolo scientifico), valuta l’utilità dei dati raccolti dalle boe durante Harry. Gli autori sottolineano, tuttavia, che si tratta di un’analisi preliminare basata su una sola tempesta.
Le previsioni meteorologiche partono da una ricostruzione delle condizioni dell’atmosfera, ottenuta combinando milioni di misurazioni al giorno da satelliti, aerei, palloni sonda e stazioni a terra. Le nubi dense e le piogge intense, però, possono rendere meno precise le osservazioni satellitari degli strati più bassi dell’atmosfera. Per questo le misurazioni effettuate direttamente in superficie restano importanti, soprattutto nelle aree in cui si formano le tempeste.
Nel Mar Ionio e nel Mediterraneo centrale gli strumenti meteorologici di superficie sono stati a lungo scarsi, nonostante la regione sia esposta a eventi estremi e alla formazione di cicloni persistenti. Tre tempeste recenti — Apollo nel 2021, Daniel nel 2023 e Harry — hanno causato gravi danni nel bacino.
Le boe del progetto sono trasportate dalle correnti. Ciascuna ha un’ancora galleggiante subacquea, sospesa a 15 metri di profondità, che ne rallenta lo spostamento verso la costa. Quindici boe provengono dal Global Drifter Program della Scripps Institution of Oceanography; altre cinque sono state finanziate dall’istituto italiano di oceanografia OGS. Ogni ora misurano la pressione atmosferica e la temperatura della superficie del mare, poi trasmettono i dati via satellite. Le informazioni entrano nel flusso globale dei dati meteorologici nel giro di pochi minuti.
Le prime sette boe sono state collocate nel Mar Ionio all’inizio di settembre 2025: cinque dalla nave da ricerca Laura Bassi e due da una nave portacontainer di passaggio. Altre sono state rilasciate fino a febbraio 2026. Alla fine di marzo, 10 delle 20 boe erano ancora operative; le altre si erano arenate nel Sud Italia o in Grecia, oppure erano state recuperate da marinai. Una boa ha attraversato il Mar Ionio, è entrata nell’Adriatico e ha raggiunto la costa orientale, registrando lungo il percorso il movimento della corrente regionale.
Harry si è formata come una piccola area di bassa pressione sul Marocco e si è intensificata sull’Algeria il giorno successivo. In seguito è rimasta bloccata per giorni sulla Tunisia e sul Mediterraneo centrale. Un persistente vento di sud-est ha generato onde alte circa 8 metri e spinto aria umida verso le montagne di Sardegna, Sicilia e Calabria.
Tra il 19 e il 21 gennaio, 23 stazioni meteorologiche hanno registrato più di 300 millimetri di pioggia; otto hanno superato i 400 millimetri. Il valore più alto, 482,5 millimetri, è stato rilevato nella Sicilia orientale. I danni sull’isola sono stati stimati in oltre un miliardo di euro; una frana ha colpito il comune di Niscemi e in Nord Africa si sono registrate vittime.
Il modello europeo aveva previsto il nubifragio in Sicilia con circa sette giorni di anticipo. La presenza di montagne come l’Etna può aiutare le previsioni, perché costringe l’aria umida a salire in punti ricorrenti. In Tunisia, invece, la previsione è stata meno accurata: una stazione ha misurato 207 millimetri di pioggia, mentre la previsione emessa all’inizio del 19 gennaio indicava una mediana di appena 41,4 millimetri.
Secondo gli autori, quattro piccole aree di bassa pressione tra le Baleari e il Nord Africa potrebbero aver contribuito alle difficoltà. Prevedere con largo anticipo sistemi meteorologici così compatti è difficile.
Per valutare il contributo delle boe, il gruppo ha svolto due verifiche. La prima ha misurato se ciascuna osservazione migliorasse o peggiorasse la previsione per il giorno successivo. Durante l’inverno i punteggi delle boe sono stati contenuti, ma perlopiù positivi, come ci si aspetta quando le previsioni sono già accurate. Il 19 gennaio, mentre Harry attraversava il Mar Ionio, la pressione rilevata da una boa è diminuita bruscamente: quelle misurazioni si sono rivelate particolarmente utili per migliorare la previsione.
Nella seconda verifica, i ricercatori hanno rielaborato le previsioni per i due giorni di massima intensità della tempesta, escludendo tutti i dati delle boe alla deriva nel Mediterraneo. Vicino alle Baleari, dove si trovavano le quattro piccole aree di bassa pressione, le due versioni della previsione differivano di circa 2 ettopascal. Una differenza apparentemente modesta può essere rilevante per sistemi meteorologici compatti: le aree di bassa pressione, infatti, risultavano sensibili anche alle misurazioni raccolte a centinaia di chilometri a est.
«Questi sistemi mettono in evidenza l’importanza di raccogliere osservazioni direttamente in mare», ha dichiarato Emanuela Clementi, ricercatrice senior della Fondazione CMCC di Bologna e coautrice dello studio. «Storicamente, nel Mar Ionio e nel Mediterraneo centrale la copertura delle misurazioni atmosferiche in situ è stata limitata, nonostante siano aree in cui possono svilupparsi tempeste intense e cicloni persistenti».
Clementi ha aggiunto: «Il Mediterraneo è un mare relativamente piccolo, ma può generare tempeste molto violente, e i Paesi che lo circondano ne pagano un prezzo elevato. Con M3E stiamo colmando una lacuna nelle osservazioni proprio nelle aree in cui si formano queste tempeste. Harry ci ha fornito le prime prove del fatto che questi dati aiutano le previsioni».
Gli autori invitano comunque alla cautela: l’analisi riguarda una sola tempesta e una rielaborazione limitata a due giorni. Quattro boe hanno ottenuto punteggi leggermente negativi dopo essere state rilasciate a fine febbraio, durante una fase relativamente tranquilla, quando le loro misurazioni avevano poche possibilità di migliorare le previsioni. Inoltre, i dati delle boe costituiscono solo una piccola parte delle informazioni utilizzate dal modello. I ricercatori si aspettano che ogni misurazione possa avere un peso maggiore rispetto a quelle raccolte in aree già ben monitorate, perché colma una lacuna, ma non è ancora chiaro se un numero più elevato di boe possa evitare errori come quelli registrati in Tunisia.
Il gruppo intende ora concentrarsi sulle piccole aree di bassa pressione che hanno contribuito alle difficoltà previsionali. A partire da questo autunno, altre 20-30 boe saranno collocate nei mari Ionio e Tirreno.
Fonte: earth.com


