C’è qualcosa dietro Plutone: l’orbita degli asteroidi esterni sta deviando

Le rilevazioni di marzo 2026 dei telescopi cileni mostrano una perturbazione gravitazionale costante. Potrebbe non essere un pianeta, ma un piccolo buco nero primordiale catturato dal Sole.

La superficie di Plutone avvolta dalla foschia atmosferica.(NASA/JHUAPL/SwRI)


Le recenti rilevazioni astrometriche effettuate nel primo trimestre del 2026 attraverso i telescopi ad alta risoluzione del deserto di Atacama hanno evidenziato una sistematica deviazione nelle orbite di diversi Oggetti Trans-Nettuniani (TNO). Le traiettorie di questi corpi celesti, situati nelle regioni remote della Fascia di Kuiper, presentano un raggruppamento angolare (clustering) che sfida le attuali simulazioni dinamiche del Sistema Solare basate sugli otto pianeti noti. Questo fenomeno suggerisce l’esistenza di una massa perturbatrice non ancora identificata, con un’influenza gravitazionale stimata tra le 5 e le 10 masse terrestri, situata a una distanza compresa tra le 400 e le 800 unità astronomiche dal Sole.

L’ipotesi del “Pianeta 9” ha acquisito una nuova dimensione teorica nel marzo 2026: i dati spettrografici indicano l’assenza di riflessione luminosa nell’area interessata, portando alcuni astrofisici a ipotizzare che l’oggetto non sia un pianeta gassoso convenzionale, ma un buco nero primordiale di dimensioni microscopiche. Un corpo di tale densità spiegherebbe l’enorme attrazione gravitazionale esercitata sugli asteroidi esterni pur rimanendo virtualmente invisibile ai telescopi ottici. La comunità scientifica è attualmente impegnata nella ricerca di emissioni di radiazioni gamma al bordo dell’orizzonte degli eventi ipotizzato, un segnale che confermerebbe la natura esotica di questo “vicino di casa” oscuro.

L’ipotesi scientifica più accreditata nel 2026 per spiegare l’anomalia del “Pianeta 9” non riguarda un pianeta gassoso, ma un buco nero primordiale (PBH). A differenza dei buchi neri stellari, che nascono dal collasso di stelle massicce, i PBH si sarebbero formati nelle fluttuazioni di densità dell’universo appena nato, pochi istanti dopo il Big Bang. Se questa teoria fosse corretta, l’oggetto ai confini del nostro sistema solare avrebbe una massa pari a circa cinque o dieci volte quella della Terra, ma una densità talmente estrema da concentrare tutto questo peso in un volume incredibilmente ridotto: un raggio di Schwarzschild di soli 9 centimetri.

Fisicamente, l’oggetto si presenterebbe come una sfera di oscurità assoluta, una “strappo” nel tessuto dello spaziotempo grande quanto un pompelmo. Non emetterebbe luce, non rifletterebbe i raggi solari e non avrebbe una superficie solida. L’unico modo per percepirne la presenza visiva sarebbe attraverso l’effetto di lente gravitazionale: passandogli davanti, la luce delle stelle lontane verrebbe distorta e curvata, creando un cerchio luminoso deformato (anello di Einstein) attorno a un cuore di buio totale. Sarebbe un predatore gravitazionale silenzioso, capace di trascinare con sé intere discariche di asteroidi senza mai rivelare la propria forma.

https://arxiv.org/abs/1909.11090