Un’alimentazione ricca di frutta e verdura, tradizionalmente considerata lo scudo principale contro le malattie croniche, potrebbe nascondere un paradosso per chi non ha mai toccato una sigaretta. Lo studio coordinato da Jehee Lee della Kyung Hee University, in Corea del Sud, solleva dubbi sulla correlazione lineare tra consumo di vegetali e prevenzione del tumore al polmone nei non fumatori. Analizzando i dati di oltre 70.000 partecipanti provenienti dalla coorte Multiethnic Cohort Study negli Stati Uniti, i ricercatori hanno osservato che l’associazione protettiva tra vegetali e polmoni non è così universale come si pensava.
I nutrienti che proteggono i tessuti dai danni del fumo potrebbero non avere lo stesso impatto su chi non è esposto a quegli specifici insulti chimici.
Il team di Lee ha monitorato i soggetti per un periodo medio di 20 anni, riscontrando che, mentre nei fumatori il legame tra dieta e riduzione del rischio è evidente, nei non fumatori i benefici sembrano svanire o diventare statisticamente irrilevanti. Questo suggerisce che i meccanismi biologici alla base del cancro al polmone varino significativamente a seconda della storia di esposizione al tabacco. Per chi non fuma, altri fattori — come il radon domestico, l’inquinamento atmosferico o la genetica — giocano ruoli dominanti che una dieta sana non riesce a controbilanciare efficacemente.
Non esiste una “dieta magica” capace di annullare rischi ambientali radicati.
I risultati, pubblicati sulla rivista Nutrients, non invitano certo a smettere di mangiare vegetali, che restano fondamentali per la salute cardiovascolare e metabolica. Tuttavia, evidenziano una lacuna nella nostra comprensione della prevenzione oncologica: le raccomandazioni dietetiche attuali sono spesso modellate su dati ottenuti da popolazioni ad alto rischio (fumatori), trascurando le dinamiche specifiche di chi non ha mai fumato. La scienza sta iniziando a distinguere le patologie polmonari in categorie diverse, dove il cibo agisce in modi differenti.
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