Il cuore non si ammala di cancro quasi mai: i ricercatori italiani hanno scoperto perché

La contrazione cardiaca attiva la proteina Nesprin-2, un sensore che costringe le cellule tumorali al silenzio genetico impedendo la formazione di metastasi.

Le cellule tumorali si muovono nel sangue come semi in cerca di un terreno fertile, eppure c’è un organo che quasi mai riescono a colonizzare: il cuore. Serena Zacchigna e Giulio Ciucci, dell’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) di Trieste, hanno scoperto che la protezione del cuore non dipende da una barriera chimica, ma dal movimento stesso. La continua contrazione ritmica del muscolo cardiaco agisce come un firewall meccanico che impedisce alle metastasi di attecchire.

Le statistiche mediche mostrano un’anomalia sorprendente: i tumori cardiaci primari compaiono in meno dell’1% delle autopsie. Il cuore è costantemente irrorato di sangue, il mezzo di trasporto preferito dalle cellule tumorali, eppure rimane una fortezza quasi inespugnabile.

L’esperimento che ha svelato l’arcano è stato brutale nella sua semplicità. I ricercatori hanno trapiantato un secondo cuore nel collo di alcuni topi, collegandolo alla circolazione ma lasciandolo “a riposo”, senza il carico del pompaggio. Iniettando cellule tumorali, queste sono cresciute rapidamente nel cuore immobile, mentre quello originale, che continuava a battere con vigore, è rimasto pulito.

Il segreto risiede in una proteina chiamata Nesprin-2.

Questa molecola agisce come un sensore che collega la struttura esterna della cellula al suo nucleo, dove è custodito il DNA. Quando le cellule tumorali vengono sottoposte alla forza meccanica del battito, la Nesprin-2 si attiva e invia un segnale che “riimpacchetta” il materiale genetico, silenziando i geni responsabili della crescita. In pratica, il movimento del cuore schiaccia un freno molecolare interno alla cellula cancerosa.

I ricercatori hanno provato a disattivare la Nesprin-2 in alcune cellule di tumore al polmone prima di introdurle nel cuore. Senza questo sensore, il tumore ha ricominciato a crescere liberamente nonostante i battiti. Questo dimostra che il cuore non distrugge fisicamente le cellule per attrito, ma le costringe biochimicamente a restare in uno stato dormiente attraverso la pressione.

Il team di Trieste sta ora collaborando con esperti di ingegneria per sviluppare prototipi di dispositivi capaci di applicare una stimolazione meccanica ritmica direttamente sui tumori superficiali, come quelli al seno o alla pelle. L’idea è quella di simulare un “massaggio” tumorale che possa attivare lo stesso freno molecolare scoperto nel cuore.

In parole povere, il cuore non si ammala perché non sta mai fermo, e la sua fatica quotidiana è ciò che impedisce al cancro di metterci radici.