Scienziati fanno schiudere pulcini da uova artificiali

Scienziati fanno schiudere pulcini da uova artificiali

La società di biotecnologie Colossal Biosciences ha annunciato un traguardo storico nel campo dell’ingegneria genetica e della conservazione della fauna selvatica, riuscendo a far schiudere pulcini di gallina perfettamente sani all’interno di un uovo completamente artificiale. Questa innovazione colma una lacuna tecnologica che durava da oltre quarant’anni, periodo durante il quale i precedenti tentativi di incubazione senza guscio erano falliti a causa della necessità di utilizzare ossigeno puro, un elemento che finiva per causare danni irreparabili al DNA degli embrioni e compromettere la salute a lungo termine degli animali. Il nuovo dispositivo risolve il problema ingegneristico alla radice grazie a un guscio esterno rigido stampato in 3D con una struttura a reticolo, abbinato a una membrana interna in silicone che permette all’ossigeno presente nell’atmosfera di diffondersi naturalmente all’interno della struttura, imitando alla perfezione i pori microscopici di un vero uovo naturale.

Per dimostrare l’efficacia del sistema, gli embriologi hanno prelevato embrioni di gallina subito dopo la deposizione, li hanno trasferiti delicatamente all’interno di questi gusci sintetici dotati di una “finestra” trasparente superiore per il monitoraggio in tempo reale dello sviluppo embrionale, e li hanno nutriti con sostanze specifiche fino alla schiusa, avvenuta con successo dopo i canonici 18 giorni di incubazione.
Il successo di questo sistema va ben oltre la nascita dei singoli pulcini, rappresentando una pietra miliare e un “trampolino di lancio” tecnologico fondamentale per il piano di de-estinzione del Moa gigante dell’Isola del Sud, un mastodontico uccello non volatore alto 3,6 metri e pesante 230 kg, scomparso dalla Nuova Zelanda circa 500-600 anni fa a causa della caccia intensiva e della deforestazione operate dai primi coloni Māori. La resurrezione di questa specie tramite l’editing genetico estratto dalle ossa fossili si scontrava finora con un limite biologico insormontabile: le uova di Moa avevano un volume circa 80 volte superiore a quello di un uovo di gallina e 8 volte maggiore di quello di un emù, rendendo impossibile trovare una specie di uccello vivente abbastanza grande da poter fungere da genitore surrogato o da ospite per l’embrione modificato. Il nuovo uovo artificiale, essendo completamente scalabile, economico e compatibile con le incubatrici commerciali standard, elimina la dipendenza da un ospite biologico e offre la piattaforma di crescita controllata di cui gli scienziati avevano bisogno per tradurre i progetti genomici in animali in carne e ossa, aprendo contemporaneamente la strada allo sviluppo futuro di uteri artificiali per i mammiferi (come il mammut lanoso) e alla salvaguardia di oltre la metà delle specie aviarie attualmente in via di estinzione nel mondo.

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Lucia Petrone
Lucia Petrone

Studentessa di Lingue e Letterature straniere presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionata di scienza e culture straniere, scrivo su Scienze Notizie dal 2021.