Meno monogamia, più autoerotismo: il primo studio evolutivo sugli uccelli demolisce 3 falsi miti

L'University of Lancashire traccia la mappa evolutiva dell'autoerotismo nei volatili. Non è stress da cattività, ma una precisa strategia riproduttiva legata ai sistemi sociali promiscui.

Un pappagallo sfrega la cloaca contro il posatoio della gabbia, oppure un uccello selvatico utilizza un ramoscello in un modo inequivocabile. Non è un disturbo comportamentale legato alla cattività. È biologia. A mappare per la prima volta a livello evolutivo la masturbazione nei volatili è stata Chloe Heys, ricercatrice della School of Pharmacy and Biomedical Sciences presso l’University of Lancashire, che ha coordinato il più ampio database mai realizzato su questa pratica.

La maggior parte degli uccelli non possiede genitali esterni simili a quelli dei mammiferi. L’accoppiamento e l’espulsione dei fluidi corporei avvengono attraverso un unico orifizio: la cloaca. Lo studio, pubblicato su Ecology and Evolution, ha setacciato letteratura scientifica, pareri di esperti e migliaia di segnalazioni, escludendo rigorosamente le normali operazioni di pulizia del piumaggio. Ne emerge un tratto filogeneticamente conservato — condiviso cioè da specie strettamente imparentate — apparso e scomparso a più riprese nel corso della storia evolutiva.

I dati smontano l’idea di una prerogativa esclusivamente maschile: la masturbazione è presente anche nel 36% dei casi documentati tra le femmine.

La discriminante principale risiede nel sistema sociale. Le specie monogame, caratterizzate da legami di coppia a lungo termine, ricorrono raramente a questa pratica. I volatili con schemi riproduttivi promiscui o multipli mostrano invece una frequenza nettamente superiore. L’analisi smentisce l’ipotesi della “prova generale” prepuberale (i tassi tra adulti e giovani sono pressoché identici) e demolisce il preconcetto dello stress da isolamento domestico: le segnalazioni riguardano in netta maggioranza esemplari selvatici nel loro habitat naturale, non animali annoiati o frustrati in voliera.

Le dinamiche evolutive dietro questo istinto puntano in due direzioni. La prima è una valvola di sfogo fisico per specie con alti livelli di eccitazione o frequenti opportunità di accoppiamento. La seconda riguarda la selezione post-copulatoria. Per i maschi significa rinnovare le scorte per garantire spermatozoi di massima qualità nei successivi incontri; per le femmine si traduce in un’alterazione chimico-fisica del tratto genitale per favorire il successo della fecondazione. Ana Basto, veterinaria ed ecologa presso la medesima università, sottolinea come de-patologizzare questo comportamento sia essenziale, considerando l’impatto clinico in nazioni come l’Italia (che ospita quasi 13 milioni di uccelli domestici, i cui proprietari scambiano spesso la biologia per una malattia).

In natura la competizione riproduttiva richiede corpi sempre pronti all’uso. Sfregarsi contro un ramo o un oggetto serve semplicemente a mantenere il sistema genitale pulito, chimicamente attivo e recettivo, aumentando drasticamente le probabilità di procreare con successo appena si presenta l’occasione giusta.

https://www.zmescience.com/science/news-science/why-birds-masturbate-evolution