La spedizione scientifica del progetto Cassai Life Atlas, realizzata nel febbraio 2026 sull’altopiano di Lisima Plateau in Angola, ha prodotto risultati eccezionali per la ricerca sulla biodiversità. In una delle aree più remote e meno esplorate dell’Africa, gli studiosi hanno identificato oltre 70 specie nuove per la scienza, tra cui ragni, libellule, cavallette, grilli e falene. Tra le scoperte più interessanti figurano un ragno granchio fluorescente sotto la luce ultravioletta e un particolare ragno tessitore che imita l’aspetto delle coccinelle per scoraggiare i predatori. Gli esperti ritengono che il numero di nuove specie possa aumentare ulteriormente, poiché molti esemplari raccolti devono ancora essere analizzati da specialisti.
La spedizione ha documentato più di 100 specie di libellule e damigelle, di cui 34 mai segnalate nella regione e otto completamente nuove. Sono state inoltre registrate 47 specie di cavallette, grilli e insetti affini, comprese tre nuove specie di grilli. Anche il gruppo delle falene si è rivelato particolarmente ricco: oltre 1.000 specie di farfalle e falene sono state censite e circa il 6% delle falene osservate potrebbe rappresentare specie ancora sconosciute alla scienza. Oltre agli insetti, i ricercatori hanno catalogato 24 specie di anfibi, 23 specie di rettili e diverse specie di pipistrelli presenti nelle grotte della zona. L’indagine botanica ha inoltre identificato più di 300 specie vegetali distribuite tra foreste, praterie, paludi e ambienti fluviali.
Lo studio ha un’importanza che va oltre la semplice scoperta di nuove specie. L’altopiano di Lisima è infatti una sorgente fondamentale per grandi bacini idrografici africani, tra cui il Okavango River, lo Zambezi River, il Congo River e il Cuanza River. Le sue acque sostengono ecosistemi e comunità umane anche a migliaia di chilometri di distanza. Secondo i ricercatori, conoscere la biodiversità presente nell’area è essenziale per sviluppare strategie efficaci di conservazione. Dopo decenni di guerra civile e isolamento, la regione sta diventando più accessibile grazie allo sminamento e alla costruzione di nuove infrastrutture. Per questo motivo è fondamentale raccogliere dati scientifici prima che le attività umane possano alterare questi habitat unici. La spedizione rappresenta quindi un passo importante per la tutela del patrimonio naturale dell’Angola e per la protezione di uno degli ecosistemi più ricchi e meno conosciuti del continente africano

