La struttura più complessa mai concepita dall’uomo fluttua nel vuoto orbitale, ma il suo peso finanziario grava sulla Terra come un record assoluto. Costruita pezzo dopo pezzo nello spazio, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) detiene il primato ufficiale del Guinness dei Primati come l’oggetto più costoso mai realizzato dal genere umano. La sua parabola è però giunta alla fase finale: nel 2030 l’intera infrastruttura verrà ritirata e smantellata, un’operazione di pensionamento ingegneristico che da sola costerà quasi un miliardo di dollari. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) stima che la spesa iniziale si sia attestata intorno ai 100 miliardi di euro, ma i calcoli complessivi più recenti hanno ridefinito la cifra finale in oltre 150 miliardi di dollari. Una somma superiore al PIL annuale di numerose nazioni in Europa, Asia e Africa. Al netto della costruzione, i bilanci della NASA evidenziano un costo operativo stabile di circa 3,2 miliardi di dollari all’anno per il solo mantenimento, che salgono a quasi quattro miliardi se si considerano le quote delle altre nazioni partner. Il progetto originario presentato al Congresso americano nel 1984 prevedeva una spesa di appena 8 miliardi di dollari.
La scalata dei costi è legata a una catena continua di modifiche progettuali e ritardi tecnici. Nel corso degli anni novanta l’infrastruttura ha subito continui ridisegni che hanno costretto i tecnici a rottamare il lavoro già fatto e a ripetere complessi test di integrazione, mentre l’obsolescenza dei componenti hardware a metà dell’opera ha fatto lievitare i budget. A questo si sono aggiunte le difficoltà della Russia, che ha mancato i primi obiettivi di finanziamento a causa di deficit interni, costringendo la NASA a investire 1,5 miliardi di dollari aggiuntivi per sviluppare sistemi di emergenza per l’equipaggio, come i veicoli di ritorno. Ogni mese di ritardo sulla tabella di marcia globale comportava un esborso extra di 100 milioni di dollari.
Per comprendere la scala dell’investimento, basta confrontare l’avamposto orbitale con le più grandi opere terrestri: l’impianto di estrazione di gas Gorgon di Chevron è costato 54 miliardi di dollari, mentre il reattore nucleare britannico Hinkley Point C si è fermato a 43 miliardi. Spostandosi sempre nello spazio, la gigantesca costellazione satellitare Starlink di Elon Musk ha richiesto finora un investimento stimato tra i 20 e i 30 miliardi di dollari. Sarà proprio la divisione SpaceX di Musk a ricevere l’incarico ravvicinato di aggredire l’ultimo capitolo della stazione, pilotandone il rientro distruttivo nell’atmosfera.
