Milioni di persone stanno sentendo un ronzio nelle orecchie e gli esperti potrebbero finalmente saperne il perchè

Da decenni alcune persone in tutto il mondo sentono un suono persistente a bassa frequenza che altri non percepiscono: un nuovo studio suggerisce che la risposta potrebbe trovarsi nel sistema uditivo stesso.

Fonte: Pexels/Kindel Media

C’è chi lo sente di notte in camera da letto e non riesce a dormire. Chi lo descrive come un motore acceso in lontananza, un rumore di sottofondo che non si spegne mai. Chi lo percepisce solo in certi ambienti, chi invece lo ha sempre con sé. Le persone vicine non sentono nulla. Le indagini ambientali non trovano nulla. Eppure il suono c’è — almeno per chi lo sente.Il fenomeno è conosciuto come “il Ronzio” ed è entrato nel dibattito pubblico negli anni Settanta, quando gli abitanti di Bristol iniziarono a lamentarsi di un suono persistente intorno ai 50 Hertz che altri non riuscivano a percepire. Da allora le segnalazioni si sono moltiplicate in tutto il mondo — Australia, Nuova Zelanda, Nord America — senza che nessuna indagine riuscisse a identificarne la causa con certezza.Un team di ricercatori del Centro tedesco per le vertigini e i disturbi dell’equilibrio ha provato a fare luce sul fenomeno con un approccio diverso: invece di cercare la fonte del suono all’esterno, ha studiato le persone che lo percepiscono. Ventotto volontari, tutti con storie di suoni a bassa frequenza inspiegabili, sono stati sottoposti a una serie di test uditivi. I risultati, pubblicati su PLOS One, puntano in una direzione inaspettata.

La prima ipotesi testata era che queste persone avessero un udito eccezionalmente sensibile alle basse frequenze — una specie di capacità uditiva fuori norma che permetterebbe loro di captare suoni che altri non percepiscono. La maggior parte dei partecipanti ha mostrato una sensibilità nella media. Ipotesi scartata, almeno come spiegazione generale.La seconda ipotesi riguardava le emissioni otoacustiche: suoni minuscoli prodotti dall’orecchio interno come sottoprodotto normale del suo funzionamento, solitamente troppo deboli per essere avvertiti consciamente. Anche in questo caso, nulla di anomalo nei partecipanti allo studio. Rimane quindi una terza spiegazione, che i ricercatori ritengono la più probabile per molti dei casi: il ronzio potrebbe essere una forma di acufene a bassa frequenza. Quando si pensa all’acufene si pensa quasi sempre al fischio acuto — è la variante più comune e più conosciuta. Ma l’acufene può manifestarsi anche a frequenze basse, e in quel caso il suono percepito assomiglia molto più a un ronzio o un rimbombo che a un fischio. “L’acufene soggettivo nella gamma delle basse frequenze potrebbe spesso essere la causa delle percezioni sonore a bassa frequenza”, spiega il neuroscienziato Markus Drexl del DSGZ.Questo non significa che l’esperienza sia immaginaria o psicologica in senso riduttivo. L’acufene è un fenomeno neurologico reale, con origine nelle vie uditive e nei centri di elaborazione del cervello. Non sappiamo ancora esattamente cosa lo causi, e al momento non esiste una cura — ma esistono strumenti e interventi consolidati per aiutare chi ne soffre a gestirlo. Riconoscere il ronzio come una forma di tinnito, per chi ne è affetto, potrebbe aprire l’accesso a percorsi terapeutici finora ignorati.