Yersinia pestis: 5.500 Anni di Storia della Peste Bubbonica

Scoperte recenti rivelano l'antica diffusione di Yersinia pestis e il suo impatto sulle comunità neolitiche.

La Storia Antica di Yersinia pestis e la Peste Bubbonica

Prima che il batterio Yersinia pestis sviluppasse le sue caratteristiche genetiche letali, era già in grado di causare epidemie devastanti. Recenti studi hanno dimostrato che la peste si diffuse tra le comunità di cacciatori-raccoglitori attorno al Lago Baikal, in Siberia, circa 5.500 anni fa. Questi risultati suggeriscono che la malattia era in grado di provocare morti in focolai concentrati secoli prima che emergesse la forma trasmessa dalle pulci, la quale in seguito avrebbe devastato città in Europa, Asia e Nord Africa. La comprensione di questa malattia è fondamentale per la storia della salute pubblica e per le attuali ricerche epidemiologiche.

Le Prime Evidenze della Peste nelle Comunità Antiche

Studi precedenti avevano già identificato individui antichi infettati dal batterio, come un caso rinvenuto in Svezia risalente a 4.900 anni fa e un altro in Lettonia di circa 5.000 anni fa. Tuttavia, il nuovo studio offre una visione più ampia della diffusione della peste, evidenziando come essa colpisse intere comunità. La questione se le prime forme di peste fossero meno virulente o altamente letali è stata oggetto di dibattito. I risultati ottenuti dimostrano che i ceppi antichi erano già estremamente pericolosi, come afferma il genetista Eske Willerslev dell’Università di Copenaghen. Questa scoperta è cruciale per comprendere l’evoluzione della malattia e il suo impatto sulle popolazioni antiche.

Il batterio della peste stava uccidendo i cacciatori-raccoglitori 5.500 anni fa
Tre bambini, due sorellastre e un ragazzo non imparentato, che portavano tutti

La Ricerca e le Scoperte sul Batterio Letale

Il team di ricerca, guidato dal genomista Ruairidh Macleod dell’Università di Oxford, ha identificato 18 individui infettati da Y. pestis in quattro cimiteri risalenti all’era neolitica finale. Questa rappresenta la prova più antica di un’epidemia di peste. Y. pestis è considerato uno dei patogeni più letali che abbiano mai colpito l’umanità, con stime che indicano circa 200 milioni di morti attribuibili alla peste negli ultimi 1.500 anni. Questa malattia si presenta in tre forme: bubbonica, polmonare e setticemica, ognuna con sintomi e modalità di trasmissione distinti. Comprendere queste forme è essenziale per la prevenzione e il trattamento delle infezioni.

Analisi della Salute delle Comunità Neolitiche

I ricercatori hanno sequenziato il DNA di 46 individui sepolti in quattro cimiteri archeologici: Ust’-Ida I, Bratskii Kamen, Shumilikha e Serovo. Durante l’analisi delle relazioni familiari e della struttura sociale, il team ha scoperto che ben diciotto dei 46 individui esaminati, ovvero oltre un terzo, risultavano portatori di Y. pestis. Sebbene questo dato non indichi necessariamente un’epidemia, la concentrazione dei casi suggerisce un fenomeno più ampio. I soggetti infetti erano sepolti negli stessi luoghi e in periodi ravvicinati, tutti con alti livelli di DNA di Y. pestis. Questa scoperta offre nuove prospettive sulla diffusione della malattia nelle popolazioni antiche.

Il batterio della peste stava uccidendo i cacciatori-raccoglitori 5.500 anni fa
Il cranio di una donna di età compresa tra 25 e 35 anni che è stata sepolta a Ust’-Ida I. Angela Lieverse

Demografia e Anomalie nei Cimiteri Antichi

Un’analisi più approfondita ha rivelato che due dei cimiteri, Ust’-Ida I e Bratskii Kamen, presentavano un numero insolitamente elevato di bambini. Tra il 65 e il 75 percento degli individui sepolti in questi siti aveva meno di 15 anni, rendendo questi cimiteri casi anomali rispetto ad altri rinvenuti nella regione. L’insolita demografia e il breve intervallo temporale rappresentano un enigma che gli studiosi cercano di risolvere. La scoperta che la peste fosse la causa di questa anomalia è straordinaria, ma appare logica. Le relazioni familiari rinvenute nei resti supportano l’ipotesi che una malattia infettiva avesse colpito la comunità. In una tomba a Bratskii Kamen, tre giovani ragazze, di età compresa tra i 4 e i 9 anni, presentavano tutte DNA di Y. pestis.

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Modelli di Trasmissione e Persistenza del Batterio

A Ust’-Ida I, il batterio è stato rinvenuto in una zia e un nipote sepolti insieme, così come nella nipote adolescente dell’zia, sepolta in un’altra parte del cimitero. La datazione al radiocarbonio ha rivelato un ulteriore schema interessante tra i defunti. Gli individui infettati da Y. pestis sono stati datati a due periodi distinti, separati da secoli. La maggior parte degli individui infetti proveniva da una fase iniziale, centrata su Ust’-Ida I, Shumilikha e Bratskii Kamen, datata a circa 5.500-5.300 anni fa. Un numero minore apparteneva a una fase successiva, rappresentata da Serovo e da una delle sepolture di Bratskii Kamen, probabilmente risalente a circa 5.000 anni fa. Questi due gruppi suggeriscono che gli focolai di Y. pestis siano emersi nella regione più di una volta, il che è cruciale per comprendere la storia della malattia.

Implicazioni per la Salute Pubblica Moderna

Questa separazione temporale solleva interrogativi su dove il batterio potesse nascondersi tra un’epidemia e l’altra. I ricercatori ipotizzano che potesse persistere nelle popolazioni di fauna selvatica locali. I marmot, in particolare, sono noti ospiti di Y. pestis nella regione, causando infezioni umane anche ai giorni nostri. Sebbene le prove di un serbatoio animale ospite siano indirette, la lunga storia della trasmissione della peste da roditori rende questa spiegazione plausibile. Le intuizioni emerse da questa ricerca sono tanto rilevanti per le sfide sanitarie contemporanee quanto lo erano 5.500 anni fa, considerando che il 75% dei nuovi patogeni umani emergono dalla trasmissione animale, come evidenziato dagli autori dello studio.

Conclusioni sulla Ricerca di Yersinia pestis

L’analisi genetica ha rivelato che i ceppi identificati appartenevano a un ramo estremamente precoce dell’albero genealogico di Y. pestis, antecedente alle linee associate alla diffusione successiva attraverso l’Eurasia durante l’età del bronzo. Questo offre un’importante opportunità per ricostruire l’evoluzione del batterio e comprendere come sia diventato così letale. La scoperta modifica la nostra comprensione dei primi focolai di peste, come afferma il genomista Martin Sikora dell’Università di Copenaghen. Anche prima che il batterio evolvesse un’efficace modalità di trasmissione tramite pulci, questi ceppi antichi sembrano aver posseduto una combinazione di fattori di virulenza in grado di rendere l’infezione altamente letale. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature, contribuendo così a una migliore comprensione della storia della peste e delle sue implicazioni per la salute pubblica.

Il batterio della peste stava uccidendo i cacciatori-raccoglitori 5.500 anni fa
Due adolescenti, un ragazzo e una ragazza, sono stati sepolti in una sola tomba, anche se non erano strettamente imparentati.

Il batterio della peste stava uccidendo i cacciatori-raccoglitori 5.500 anni fa
Una ricostruzione artistica di cacciatori-raccoglitori del Baikal che seppelliscono i loro morti 5.500 anni fa. Kelvin Wilson