Gli esseri umani hanno una strana tendenza a camminare in senso antiorario e nessuno sa perché

Un nuovo studio condotto dall'Università di Tokyo e dall'Università di Navarra ha rivelato che le persone hanno una sorprendente tendenza a muoversi collettivamente in senso antiorario.

Le folle umane sembrano comportarsi come un unico organismo, mostrando schemi di movimento complessi ma prevedibili. Un nuovo studio condotto dall’Università di Tokyo e dall’Università di Navarra ha rivelato che le persone hanno una sorprendente tendenza a muoversi collettivamente in senso antiorario. Per indagare questo fenomeno, i ricercatori hanno realizzato diversi esperimenti coinvolgendo centinaia di persone in contesti differenti: cortili scolastici, aule universitarie, campus e persino un asilo nido. I movimenti dei partecipanti sono stati registrati tramite telecamere e droni per analizzare il loro comportamento. Dall’analisi dei dati è emerso che in 32 esperimenti su 33 i partecipanti mostravano una chiara preferenza per le rotazioni in senso antiorario. Il risultato ha sorpreso gli stessi ricercatori, che si aspettavano una distribuzione casuale delle direzioni di movimento.

Gli studiosi hanno preso in considerazione diversi fattori, tra cui cultura, età, sesso e dominanza della mano destra o sinistra, senza trovare differenze significative. L’unico elemento che sembrerebbe influire è l’età: i bambini mostrano una tendenza ancora più marcata a muoversi verso sinistra. Le cause di questo comportamento rimangono però sconosciute. I ricercatori escludono che dipenda dalla vista e ritengono improbabili spiegazioni legate alla forza di Coriolis o al campo magnetico terrestre. Secondo gli autori, potrebbe invece esistere una particolare asimmetria biomeccanica tipica dell’essere umano. La preferenza per il movimento antiorario sembra avere radici molto antiche e si ritrova anche nello sport: le gare di atletica e molte competizioni motoristiche si svolgono tradizionalmente in questa direzione, una consuetudine che risale addirittura all’antica Grecia e all’epoca romana. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, apre nuove domande sulle dinamiche collettive e sui meccanismi che influenzano il comportamento umano su larga scala.