Gli esperti trovano il “fattore M” che potrebbe spiegare gli atteggiamenti violenti di alcuni uomini

Una ricerca dell’Università di Zurigo collega alcuni atteggiamenti tra i giovani uomini a visioni di supremazia maschile, violenza e opposizione all’uguaglianza di genere, evidenziando il ruolo crescente dell’influenza online.

Uno studio dell’Università di Zurigo, in collaborazione con Mencare, ha analizzato l’evoluzione delle idee sulla mascolinità e l’influenza della cosiddetta “manosfera”, una rete online che spesso promuove visioni estreme e dominanti del ruolo maschile.
I ricercatori hanno intervistato oltre 6.000 persone in Svizzera e hanno individuato un insieme di atteggiamenti collegati tra loro, definito “fattore M”: include idee di supremazia maschile, misoginia, opposizione all’uguaglianza di genere, maggiore tolleranza alla violenza e una percezione della “vera mascolinità” come minacciata.
Circa il 20% degli uomini ha ottenuto punteggi elevati in questa scala, con percentuali più alte tra i giovani adulti (18–24 anni). Questi punteggi risultano più comuni tra uomini con meno istruzione, redditi più bassi, contesti familiari più tradizionali o provenienze da regioni più rurali o conservatrici.


Lo studio evidenzia anche una forte correlazione tra alto “fattore M” e atteggiamenti problematici nelle relazioni: maggiore accettazione della violenza domestica, divisione tradizionale dei ruoli di genere e maggiore rischio di comportamenti conflittuali o violenti. Secondo i ricercatori, questi atteggiamenti possono essere rafforzati da esclusione sociale e da identità maschili rigide, spesso alimentate anche da ambienti online. In generale, lo studio sottolinea che non esiste una sola “forma giusta” di mascolinità e che promuovere modelli più flessibili e una maggiore partecipazione dei padri nella famiglia può ridurre questi rischi.