Fa troppo caldo per pensare? Per gli esperti il caldo influisce davvero sul cervello

Fa troppo caldo per pensare? Per gli esperti il caldo influisce davvero sul cervello

Quando il termometro supera i trenta gradi e il ventilatore gira a vuoto, anche la mente sembra rallentare. Non è un’impressione: il caldo estremo incide direttamente sulle prestazioni cognitive, e la spiegazione sta nel sovraccarico che il cervello deve sopportare per mantenere il corpo fresco.

A dirigere l’operazione è l’ipotalamo, la struttura cerebrale che funge da termostato interno. Quando i termorecettori cutanei segnalano temperature elevate, l’ipotalamo attiva una serie di meccanismi: dilata i vasi sanguigni per deviare il sangue verso la pelle, appiattisce i peli e innesca la sudorazione. Queste operazioni richiedono un’intensa attività neurologica, che sottrae risorse alle funzioni cognitive. Il cervello, impegnato a regolare la temperatura corporea attorno ai 37 gradi, ha meno capacità disponibile per compiti che richiedono attenzione sostenuta e concentrazione.

La situazione peggiora se si aggiunge lo sforzo fisico. I muscoli in attività generano calore, aumentando la pressione sui meccanismi di raffreddamento e amplificando quella sensazione di nebbia mentale che rende difficile pensare. A livello cellulare, i neuroni dipendono da flussi ionici, enzimi e neurotrasmettitori sensibili alle variazioni termiche. Oltre una certa soglia, il delicato equilibrio elettrochimico si altera, e memoria, capacità decisionale e attenzione ne risentono.

C’è poi la disidratazione, che aggrava tutto. Il cervello è composto per oltre il 70 per cento di acqua, e anche una modesta perdita di liquidi può ridurre il flusso ematico cerebrale, modificare l’attività neuronale e alterare l’equilibrio elettrolitico. I tempi di reazione rallentano, insieme alla memoria a breve termine. Il caldo notturno, inoltre, compromette il sonno ristoratore, privando il cervello del recupero essenziale e amplificando deficit di attenzione e memoria.

Secondo Dan Baumgardt, docente senior della School of Psychology and Neuroscience dell’Università di Bristol, la risposta individuale al calore varia in base a fattori fisiologici e alla tolleranza termica personale. L’effetto è temporaneo: una volta ripristinata l’idratazione e abbassata la temperatura corporea, le funzioni cognitive tornano alla normalità.

https://www.zmescience.com/science/news-science/extreme-heat-brain-cognitive-performance

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