Poco più di due volte e mezza il raggio della Terra, ma con una massa pari a 23,5 volte quella del nostro pianeta: valori che schiacciano la materia in una densità di circa 7,8 grammi per centimetro cubo, superiore a quella del ferro puro. L’esopianeta GJ 523b, individuato a 87 anni luce di distanza nella costellazione dell’Idra, sfida i modelli consolidati di formazione planetaria. L’astrofisico Max Kroft e il ricercatore Thomas Beatty dell’Università del Wisconsin-Madison, analizzando i dati raccolti dal cacciatore di pianeti TESS e dal telescopio spaziale James Webb, hanno confermato l’esistenza di quello che la comunità scientifica definisce da anni una “mega-Terra”, un corpo celeste estremamente massiccio e denso ma quasi privo dell’involucro gassoso tipico dei giganti come Nettuno.
Secondo la teoria della crescita per accrescimento del nucleo, quando un protopianeta supera la soglia tra le 10 e le 20 masse terrestri, la sua forza gravitazionale agisce come un aspirapolvere cosmico, catturando idrogeno ed elio dal disco protoplanetario fino a trasformarsi in un gigante gassoso. GJ 523b ha oltrepassato quel limite, eppure la sua atmosfera appare stranamente sottile. A complicare il quadro interviene l’età del sistema: la stella ospite, una nana arancione di classe K attorno a cui il pianeta orbita in 17,75 giorni, appartiene a un’associazione stellare di soli 169 milioni di anni. Un’età troppo giovane perché il calore o la radiazione abbiano avuto il tempo di far evaporare gradualmente un’atmosfera primordiale monumentale.
Le misurazioni fotometriche e di velocità radiale descritte nello studio inviato all’ Astronomical Journal rivelano inoltre un’orbita fortemente inclinata, pari ad almeno 71 gradi rispetto all’equatore della stella, una traiettoria quasi polare che suggerisce un passato dinamico violento. Tra le ipotesi avanzate dal team di ricerca per spiegare la composizione anomala figura la scontro frontale tra due enormi corpi rocciosi; il calore generato dall’impatto avrebbe soffiato via le riserve di gas, lasciando un unico nucleo superdenso. Un’altra possibilità prevede un’interazione gravitazionale con un secondo pianeta più esterno e non ancora individuato, in grado di alterarne l’orbita e guidarlo temporaneamente verso zone più vicine alla stella.
L’individuazione di GJ 523b offre ai geofisici e agli astronomi un laboratorio naturale unico per studiare il comportamento della roccia e dei metalli a pressioni estreme. La presenza di un oggetto così massiccio e compatto dimostra che le vie di assemblaggio dei mondi rocciosi sono più varie e complesse di quanto ipotizzato finora.

