In Canada le frane spostano 22 milioni di metri cubi dopo incendi e disgelo

Uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters collega il fenomeno alla combinazione tra incendi boschivi e riscaldamento del permafrost. Le frane hanno anche sbarrato fiumi e formato nuovi laghi.

Veduta aerea di una grande frana a forma di T nel mezzo di un paesaggio verde e rigoglioso

Nelle valli dei fiumi Johnson e Redstone, nei Territori del Nord-Ovest del Canada, due frane hanno spostato complessivamente oltre 22 milioni di metri cubi di terra e roccia. Sono frane da distacco del permafrost: invece di trasformarsi in fango e scivolare a valle, grandi blocchi di terreno ancora congelato si staccano dai pendii. Un nuovo studio suggerisce che il fenomeno sia legato alla combinazione tra incendi boschivi e riscaldamento del permafrost e che possa comparire anche in altre regioni settentrionali con condizioni simili.

La ricerca, pubblicata il 23 settembre sulla rivista Geophysical Research Letters, è stata condotta da Joseph Young durante il suo dottorato all’Università dell’Alberta, insieme ai suoi colleghi. Secondo Young, frane di questo tipo non erano mai state osservate prima nella regione e potrebbero essere un fenomeno senza precedenti da almeno 10.000 anni. «Era stabile, poi, in sostanza, è scattato un interruttore», ha detto a Live Science.

I ricercatori hanno notato le grandi cicatrici lasciate dalle frane durante osservazioni sul campo in valli dove il permafrost era considerato stabile. Il permafrost è terreno o sedimento che rimane congelato tutto l’anno. Per ricostruire i cambiamenti, il gruppo ha analizzato immagini satellitari e svolto ulteriori indagini sul posto. Le osservazioni hanno mostrato che non si trattava del consueto disgelo, in cui il terreno congelato si ammorbidisce e diventa una massa fangosa che scende lungo il pendio. «In queste grandi frane abbiamo trovato blocchi di materiale congelato tra i detriti», ha spiegato Young. Alcuni raggiungevano i 10 metri di altezza, quanto un edificio di due piani.

Per stimare quanto fosse profondo il permafrost sui pendii, gli studiosi hanno fatto passare una corrente elettrica nel terreno. Hanno esaminato in particolare due frane: quella nella valle del fiume Johnson, avvenuta nel 2017, ha spostato oltre 18 milioni di metri cubi di terra e roccia; quella nella valle del fiume Redstone, nel 2018, ha trascinato a valle quasi 4,5 milioni di metri cubi di detriti. La prima ha scavato una cicatrice lunga quasi 3,2 chilometri nel fianco della collina, mentre quella più piccola ha lasciato una traccia di 1,2 chilometri.

Sulla base dei dati raccolti, il gruppo ha elaborato un modello per spiegare come si siano innescate le frane. Dal 1980, quando sono iniziate le rilevazioni, il permafrost della zona si è riscaldato di circa 0,3 °C ogni dieci anni. Inoltre, nel 1995 si sono verificati gravi incendi boschivi nelle vicinanze. Secondo il modello, il calore degli incendi e l’aumento delle temperature hanno agito insieme: il disgelo ha aperto crepe nella parte alta dei pendii, permettendo all’acqua di penetrare più in profondità e sciogliere la parte inferiore dello strato di permafrost. Il processo può richiedere 20 anni per raggiungere una profondità di 20 metri. «Nel 1995 c’è stato un incendio e, 20 anni dopo, abbiamo iniziato a osservare molti di questi fenomeni diffusi», ha detto Young.

Le due frane analizzate fanno parte di un gruppo di oltre 150 presenti nella zona, ha aggiunto il ricercatore. Le altre sono più piccole, ma in genere spostano comunque più di un milione di metri cubi di terreno ciascuna. La regione è remota e finora le frane non hanno danneggiato infrastrutture. Quelle studiate, però, hanno sbarrato il corso dei fiumi, formando nuovi laghi e riversando rapidamente sedimenti nei corsi d’acqua a valle.

In molte altre aree del Canada e dell’Alaska il permafrost è profondo tra 20 e 40 metri e potrebbe essere vulnerabile allo stesso tipo di frana. Il rischio potrebbe aumentare con l’intensificarsi degli incendi boschivi alle latitudini settentrionali. «È quasi uno scorcio di ciò che potremmo aspettarci in queste aree, con il cambiamento delle dinamiche degli incendi boschivi», ha detto Young.

Fonte: livescience.com

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