Marte, Curiosity scova composti organici mai visti prima nel cuore delle rocce

Svolta nel cratere Gale: identificati composti a base di carbonio rimasti sepolti per miliardi di anni, tasselli chiave per capire l'abitabilità del pianeta rosso.

Il rover Curiosity ha recentemente rilevato su Marte la presenza di composti organici finora mai osservati, segnando un punto di svolta nelle indagini sulla chimica del cratere Gale. L’analisi è avvenuta tramite lo strumento Sample Analysis at Mars (SAM), che ha processato campioni di roccia sedimentaria estratti da formazioni geologiche risalenti a circa 3,5 miliardi di anni fa. I dati evidenziano la presenza di molecole contenenti carbonio, tra cui derivati del benzene e dello zolfo, intrappolate all’interno di antiche rocce argillose. La particolarità di questa scoperta risiede nella complessità strutturale dei legami molecolari, che suggerisce una conservazione prolungata in un ambiente protetto dalle radiazioni ultraviolette e ionizzanti che colpiscono la superficie marziana. Tali sostanze non sono prove dirette di vita passata, ma indicano che il pianeta rosso possedeva i mattoncini chimici necessari per supportarla.

La degradazione termica dei campioni, necessaria per l’analisi spettroscopica, ha rivelato una varietà di frammenti organici che complicano la comprensione dell’antico ecosistema marziano, suggerendo cicli geochimici molto più dinamici di quanto ipotizzato. In sostanza, Curiosity ha scovato delle tracce chimiche molto particolari nascoste dentro le pietre, residui di un’epoca in cui Marte era molto più simile alla Terra. Questi composti sono come piccoli indizi di carbonio che si sono salvati per miliardi di anni sotto terra, sfuggendo ai raggi del sole che normalmente distruggono tutto in superficie. Anche se non abbiamo ancora trovato dei veri alieni, scoprire che Marte è pieno di questi componenti è come trovare gli ingredienti per fare una torta: non è ancora la torta, ma ci dice che in passato c’era tutto il necessario per prepararla. Le diverse concentrazioni di zolfo rilevate indicano inoltre che le condizioni di abitabilità nel cratere Gale potrebbero essere variate nel tempo, influenzando la stabilità delle molecole organiche e la loro distribuzione spaziale all’interno delle stratificazioni sedimentarie esaminate.

Fonte: https://www.nature.com/articles/s41467-026-70656-0