La Scarlattina e le Sue Origini Storiche
La scarlattina è una malattia infettiva causata dal batterio Streptococcus pyogenes. Recenti studi hanno messo in discussione l’idea che questa malattia sia stata introdotta nelle Americhe dai coloni europei. Infatti, ricerche condotte da scienziati italiani e britannici hanno scoperto tracce di scarlattina in un dente di un cranio mummificato, datato tra il 1283 e il 1383 d.C. Questo cranio apparteneva a un uomo che visse nelle alture dell’attuale Bolivia, ben prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo nel 1492. Se le analisi del DNA si rivelano corrette, ciò implica che la scarlattina fosse già presente tra le popolazioni indigene americane secoli prima del contatto con gli europei, durante l’epoca precolombiana. Questa scoperta apre nuove prospettive sulla storia della malattia e sulla sua diffusione.

Eurac Research/Guido Valverde
Il Ruolo del Microbiologo Frank Maixner
Il microbiologo Frank Maixner, direttore dell’Istituto per gli Studi sulle Mummie dell’Eurac, ha fornito importanti informazioni sul ceppo di scarlattina rinvenuto. Questo ceppo presenta molti, sebbene non tutti, i geni patogeni che caratterizzano i ceppi moderni di Streptococcus pyogenes. Si stima che questo ceppo antico sia strettamente correlato ai ceppi contemporanei responsabili di infezioni alla gola, avendo iniziato a divergere da essi circa 10.000 anni fa. Le evidenze attuali suggeriscono che i primi abitanti delle Americhe siano giunti attraverso lo Stretto di Bering circa 22.000 anni fa, mentre altre analisi genomiche indicano che S. pyogenes fosse già presente in Europa e Africa circa 4.000 anni fa. Queste informazioni ci portano a riflettere su come gli esseri umani abbiano combattuto contro questa infezione per millenni.
La Diffusione di S. pyogenes nel Mondo
La distribuzione di S. pyogenes in diverse aree geografiche e in epoche storiche diverse solleva interrogativi sulla possibilità che il batterio sia stato trasportato da popolazioni umane durante le loro migrazioni. Questo potrebbe aver contribuito alla sua diffusione globale, come speculano gli autori dello studio. Prima dell’introduzione degli antibiotici moderni, la scarlattina era una delle principali cause di mortalità e disabilità infantile. Essa provocava talvolta gravi complicazioni, tra cui:
- Perdita della vista
- Perdita dell’udito
- Complicazioni respiratorie
Fino a quando non si è compreso che l’infezione era causata da un batterio, i sintomi venivano frequentemente confusi con quelli di malattie come il vaiolo, il morbillo e la difterite.
Malattie di Frontiera e Nuove Scoperte
Queste malattie sono storicamente considerate “malattie di frontiera”, associate ai coloni europei che giunsero nelle Americhe, causando devastazione tra le popolazioni locali, i cui sistemi immunitari erano ancora naïf. Tuttavia, questa narrazione potrebbe risultare eccessivamente semplificata. Recenti scoperte di DNA antico in Colombia suggeriscono che la sifilide potesse esistere sia nelle Americhe che in Europa per millenni, prima del contatto con Colombo. Lo stesso discorso potrebbe valere per la lebbra e, ora, anche per la scarlattina. Queste scoperte ci invitano a riconsiderare la storia delle malattie infettive e il loro impatto sulle popolazioni.
Il Processo di Ricerca sul DNA Antico
Le evidenze di DNA antico di S. pyogenes, estratte dal dente della mummia boliviana, sono altamente frammentate e degradate. Tuttavia, gli scienziati sono riusciti a ricavare informazioni sufficienti per ricostruire un modello del genoma del batterio. Mohamed Sarhan, microbiologo dell’Eurac, ha paragonato questo processo a un puzzle da assemblare senza avere l’immagine di riferimento sulla scatola. Questo approccio, sebbene impegnativo, consente al team di lavorare senza pregiudizi, aprendo la strada a nuove intuizioni e all’identificazione di varianti genetiche che potrebbero non esistere più oggi. La ricerca sul DNA antico sta quindi evolvendo, portando a scoperte significative.
Le Nuove Frontiere della Ricerca sul DNA Antico
In passato, i ricercatori che si occupavano di DNA antico tendevano a scartare sequenze più lunghe, ritenendo che non potessero sopravvivere per così tanto tempo e che fossero il risultato di contaminazioni moderne. Tuttavia, la nuova ricerca ha superato questo ostacolo, come afferma Maixner, sfidando le basi della ricerca sul DNA antico. Sarhan ha sottolineato che sono stati in grado di dimostrare, basandosi su schemi di danno chimico tipici, che le sequenze più lunghe erano antiche quanto quelle più corte e fornivano informazioni preziose. Questo cambiamento di paradigma potrebbe rivoluzionare il modo in cui comprendiamo le malattie infettive e la loro evoluzione.
Conclusioni e Implicazioni Future
Una delle scoperte più significative di questo studio è stata l’identificazione di geni di virulenza fondamentali nel ceppo batterico antico, supportando l’idea che fosse un patogeno in grado di infettare principalmente la gola piuttosto che la pelle. Grazie agli antibiotici, la scarlattina non rappresenta più la minaccia mortale di un tempo, sebbene i ceppi moderni stiano diventando un problema sempre più serio, soprattutto a causa della crescente resistenza agli antibiotici. Comprendere le origini e l’evoluzione di questo batterio nel corso dei millenni potrebbe fornire informazioni cruciali per sviluppare trattamenti futuri. I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications, segnando un passo importante nella ricerca sulla scarlattina e sulle malattie infettive in generale.
