Origini storiche della sifilide e del Treponema pallidum
Il primo focolaio documentato di sifilide in Europa risale all’inizio del XVI secolo. Tuttavia, la storia di questo patogeno, il Treponema pallidum, è molto più antica e affonda le radici nel continente sudamericano. Recenti scoperte archeologiche in Colombia hanno rivelato uno scheletro risalente a 5.500 anni fa, dal quale è stato estratto il DNA di un ceppo di Treponema pallidum, denominato TE1-3. Questo ceppo, sebbene non presente nelle popolazioni umane attuali, appartiene a una linea evolutiva antica, separatasi precocemente da altre varianti di T. pallidum. Si ritiene che TE1-3 si sia distaccato prima che altre sottospecie, responsabili di malattie come la sifilide, il yaws, il bejel e la pinta, emergessero e si diffondessero a livello globale. Questa scoperta offre una nuova prospettiva sulla diffusione delle malattie treponemiche e sulla loro evoluzione nel tempo.
Le evidenze genetiche e la ricerca sulla sifilide
La ricerca condotta dal genomista evolutivo Davide Bozzi ha retrodatato le evidenze delle malattie treponemiche di circa 3.000 anni, suggerendo un’origine della sifilide nelle Americhe piuttosto che in Europa. Questa scoperta si inserisce in un contesto di crescenti evidenze genetiche provenienti da altre regioni del Sud e Centro America. In Europa, i primi focolai di sifilide si manifestarono subito dopo il ritorno dell’esploratore italiano Cristoforo Colombo dalle Americhe. Questo legame storico tra i due eventi è spesso influenzato da ideologie razziste e xenofobe riguardo alla diffusione delle malattie. La ricerca attuale si concentra sull’analisi del DNA antico per comprendere meglio le origini e la diffusione di queste malattie nel tempo.

Jose Filippini
Analisi del genoma e malattie treponemiche
Attualmente, i ricercatori nel campo della genomica stanno esaminando le origini complesse della sifilide attraverso l’analisi di DNA antico. Le evidenze emergenti da resti ossei antichi suggeriscono che malattie simili alla sifilide fossero già presenti nelle Americhe molto prima che la loro somiglianza si manifestasse in Europa. Non è ancora chiaro se il ceppo TE1-3 si diffondesse tra gli esseri umani attraverso pratiche sessuali, come nel caso della sifilide, o per contatto diretto della pelle, come avviene per il yaws, il bejel e la pinta. Tuttavia, l’analisi del suo genoma ha rivelato la presenza di geni di virulenza simili a quelli delle varianti moderne, suggerendo che questo ceppo fosse già in grado di infettare gli esseri umani in modo dannoso. Queste scoperte sono fondamentali per comprendere l’evoluzione delle malattie infettive nel corso della storia.
Divergenza e diffusione delle malattie contagiose
Bozzi e il suo team stimano che la divergenza tra TE1-3 e altre linee di T. pallidum sia avvenuta circa 13.700 anni fa, ben prima dell’avvento dell’agricoltura nelle Americhe. Questi risultati indicano che malattie contagiose stavano già emergendo tra le comunità di cacciatori-raccoglitori, prima che si sviluppassero popolazioni agricole più dense, caratterizzate da un contatto ravvicinato con animali domestici. “I nostri risultati dimostrano come anche un singolo genoma di un patogeno antico possa modificare la nostra comprensione attuale dell’emergere delle malattie”, affermano i ricercatori nel loro articolo pubblicato sulla rivista Science. Queste scoperte offrono nuove prospettive sulla storia delle malattie e sulla loro evoluzione nel contesto umano.
Teorie alternative sull’origine della sifilide
Il fatto che la più antica evidenza conosciuta di una malattia simile alla sifilide sia stata rinvenuta in Sud America non implica che fosse limitata esclusivamente a questo continente. Un gruppo di scienziati europei, sebbene in disaccordo con la maggioranza, sostiene che le malattie treponemiche e ceppi strettamente correlati alla sifilide potessero già esistere in Europa secoli prima che Colombo intraprendesse il suo viaggio verso le Americhe. Questa teoria suggerisce che T. pallidum fosse presente su entrambi i continenti prima che il viaggio di Colombo li collegasse. Inoltre, si ipotizza che l’espressione della sifilide e di altre malattie treponemiche possa essere influenzata da fattori ambientali e sociali. In altre parole, il batterio potrebbe essere stato presente in diverse popolazioni, ma la sua diffusione e le manifestazioni cliniche potrebbero essere cambiate in base alle condizioni ambientali.
Implicazioni delle scoperte sulla sifilide
Questa prospettiva implica che il patogeno responsabile della sifilide non fosse necessariamente un’infezione trasmessa sessualmente nelle popolazioni precolombiane delle Americhe; potrebbe aver acquisito successivamente questo modo di trasmissione e il relativo stigma nell’Europa del XV secolo. Senza ulteriori evidenze, tutte queste ipotesi rimangono valide e meritevoli di ulteriori indagini. In un contesto correlato, le antropologhe Molly Zuckerman della Mississippi State University e Lydia Bailey del Museo Nazionale di Storia Naturale degli Stati Uniti, che non hanno partecipato alla ricerca, affermano che questi risultati “permettono di superare idee semplicistiche riguardo all’origine geografica delle malattie”. Secondo loro, inquadrare le origini di Treponema attraverso categorie geografiche come “Vecchio Mondo” e “Nuovo Mondo” oscura le realtà ecologiche. I patogeni, lungi dall’essere statici o specifici per una determinata popolazione umana o ambiente, sono legati a ospiti e riserve animali e umani in continua mobilità, plasmati dalle esperienze umane e dalle condizioni biosociali e ambientali, risultando così adattabili e globalizzati. Questo studio è stato pubblicato sulla rivista Science.
