Hanno trasformato affreschi medievali in abiti reali: la scoperta sulla Nubia sorprende

I test su tessuti e colori confermano che gli abiti raffigurati erano realistici e ricchi di significato simbolico

(Crediti fotografici: Paulina Matusiak e Eddy Wenting)

Karel Innemée, archeologo dell’Università di Varsavia, ha coordinato un progetto di archeologia sperimentale che ha trasformato le figure dipinte sugli affreschi cristiani della cattedrale di Faras in abiti tridimensionali ricostruiti con criteri scientifici. Il lavoro, sviluppato insieme al Centro polacco di archeologia mediterranea e a designer della SWPS University, è stato presentato al Museo del Louvre e offre una nuova lettura della cultura materiale del regno di Makuria, attivo tra il Medioevo e l’età bizantina nell’attuale Sudan.

Il progetto si è concentrato sulla ricostruzione di cinque completi cerimoniali databili tra il X e il XII secolo: due appartenenti a sovrani, due alle cosiddette “regine madri” — figure centrali nel sistema dinastico nubiano — e uno a un vescovo. La principale difficoltà è stata l’assenza quasi totale di reperti tessili originali. Gli studiosi hanno quindi lavorato su fonti iconografiche, analizzando in dettaglio le pitture murali della cattedrale di Faras, oggi conservate tra Varsavia e Khartoum, per dedurre forme, proporzioni e sovrapposizioni degli abiti.

L’interpretazione non si è limitata all’aspetto visivo. I ricercatori hanno affrontato il problema anche dal punto di vista della fisica dei materiali, cercando di comprendere peso, struttura e comportamento dei tessuti. Un esempio significativo è la tunica episcopale, ricostruita con l’applicazione di circa 130 campanelli in ottone, che ne aumentano sensibilmente la massa. Questo dettaglio suggerisce una funzione precisa: il movimento del vescovo era accompagnato da un suono continuo, trasformando l’abito in uno strumento di presenza e autorità.

Anche lo studio dei colori ha richiesto un approccio sperimentale. Magdalena Woźniak-Eusèbe ha collaborato con specialisti di tinture naturali per verificare la riproducibilità delle tonalità visibili negli affreschi. Attraverso test su pigmenti di origine vegetale e minerale, è stato dimostrato che blu intensi e tonalità terrose potevano essere ottenuti con tecniche disponibili all’epoca, confermando l’affidabilità delle rappresentazioni pittoriche.

Le ricostruzioni evidenziano un sistema culturale complesso. Gli abiti combinano elementi di origine bizantina, come l’uso di tessuti pregiati importati, con simboli locali fortemente identitari. Tra questi, la corona con elementi alari associata alla regina madre, che riflette il ruolo politico e religioso di questa figura all’interno della società nubiana.

Nel loro insieme, questi risultati mostrano che l’abbigliamento nel regno di Makuria non aveva solo una funzione pratica o estetica, ma costituiva un mezzo di comunicazione politica e simbolica. Le ricostruzioni permettono di comprendere come il potere venisse rappresentato e percepito, restituendo una dimensione concreta a una civiltà spesso conosciuta solo attraverso immagini bidimensionali.

https://www.livescience.com/archaeology/centuries-old-christian-nubian-murals-inspire-gorgeous-fashion-reconstructions