Nelle profondità gelide dell’Oceano Artico e dell’Atlantico settentrionale nuota uno degli esseri viventi più straordinari del pianeta: lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus), il vertebrato più longevo conosciuto sulla Terra, capace di superare i 300 anni di vita. Ma la vera sorpresa non è la sua età: è il modo in cui ci arriva. Un team di ricercatori italiani coordinato dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, in collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e l’Università di Genova, ha pubblicato uno studio sulla rivista scientifica Aging Cell che ha lasciato a bocca aperta l’intera comunità scientifica. Analizzando il tessuto cardiaco di esemplari centenari, i ricercatori hanno trovato cuori gravemente danneggiati: fibrosi diffusa, stress ossidativo, accumuli di lipofuscina e mitocondri deteriorati. Lesioni che nell’essere umano sarebbero spesso fatali. Eppure quegli squali nuotavano. E stavano benissimo.
Un cuore malato che batte per secoli.
Il paradosso biologico è evidente: come può un organo così compromesso continuare a funzionare per tre secoli? La risposta, secondo i ricercatori, sta in una straordinaria resilienza biologica. Lo squalo della Groenlandia non è immune all’invecchiamento, come si credeva in passato, ma ha sviluppato nel corso dell’evoluzione una capacità unica di adattarsi ai danni, convivendo con patologie che qualsiasi altro vertebrato non sopporterebbe. Per capire la portata della scoperta basta un dato: questi squali raggiungono la maturità sessuale intorno ai 150 anni di età, quando misurano circa 4 metri. La crescita è lentissima, circa un centimetro l’anno, e il loro metabolismo è talmente rallentato da renderli quasi immobili rispetto agli standard del mondo animale. La scoperta non è solo affascinante: è potenzialmente rivoluzionaria. Capire come il cuore di questo squalo riesca a sopravvivere a danni che per noi sarebbero letali potrebbe aprire nuove strade nella ricerca sull’invecchiamento umano. Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo, e trovare meccanismi biologici capaci di tollerare o riparare i danni cardiaci è uno degli obiettivi più ambiziosi della medicina moderna.
Lo squalo della Groenlandia, silenzioso e lentissimo nelle acque buie dell’Artico, potrebbe quindi diventare uno degli alleati più insperati della scienza che studia come farci vivere più a lungo e meglio.
