Nell’arcipelago delle Svalbard, nel cuore dell’Artico norvegese, giace uno dei siti archeologici più straordinari e fragili del mondo: un cimitero del XVII secolo dove furono sepolti i balenieri europei che lavoravano nelle acque polari. Per secoli il permafrost li ha conservati quasi intatti, abiti, ossa, oggetti personali. Ora, il cambiamento climatico sta cancellando tutto in tempi record.
Uno studio pubblicato il 20 maggio 2026 sulla rivista PLOS One da ricercatrici del Norwegian Institute for Cultural Heritage Research e dell’Oslo University Hospital ha documentato per la prima volta la velocità di questa perdita, confrontando i risultati degli scavi degli anni ’80 con quelli degli anni 2010 sullo stesso sito, il cimitero di Likneset a Smeerenburgfjorden.
Il quadro emerso è allarmante: nelle escavazioni degli anni ’80 i tessuti erano ben conservati; negli scavi degli anni 2010 erano quasi completamente degradati. Il danno erosivo alle tombe lungo la linea costiera è aumentato in modo significativo nell’arco di soli trent’anni. Non si tratta solo di una perdita materiale. Questi resti contenevano informazioni preziose e irripetibili sulla vita dei lavoratori dell’industria baleniera artica, una delle prime industrie globali d’Europa. I resti scheletrici, composti per lo più da uomini giovani adulti, hanno rivelato stress fisici estensivi e malnutrizione, condizioni che probabilmente causarono la morte dei balenieri piuttosto che traumi specifici.

Le autrici della ricerca hanno sottolineato il valore umano di ciò che si sta perdendo: “Questi scheletri ci mostrano il costo umano della prima industria petrolifera d’Europa. Possiamo vedere come il lavoro, la dieta, le malattie e la mobilità abbiano lasciato tracce fisiche nelle persone che vi presero parte. Molti di questi uomini morirono molto giovani, eppure mostravano già chiari segni di sforzo fisico intenso, malattia e stress nutrizionale.” I dati suggeriscono che le attuali pratiche di gestione del patrimonio culturale artico, che danno priorità a una selezione limitata di siti, non riusciranno a tenere il passo con la velocità degli impatti climatici. L’Artico si sta riscaldando più velocemente della media globale, e il disgelo del permafrost combinato con l’erosione costiera accelerata sta colpendo simultaneamente decine di siti simili in tutta la regione. Come hanno scritto le ricercatrici: “Non stiamo perdendo solo paesaggi, ma anche le storie umane conservate al loro interno.” Storie che, una volta cancellate dal mare e dal caldo, non potranno mai essere recuperate.

