Un’anomalia magnetica senza precedenti ha scosso l’atmosfera solare, generando un’emissione radio continua che ha polverizzato ogni precedente record osservativo. L’evento, protrattosi per ben 19 giorni consecutivi, ha costretto gli astrofisici a rivedere i modelli teorici con cui classificano l’attività della nostra stella.
Il ricercatore Vratislav Krupar del Goddard Space Flight Center della NASA ha coordinato l’analisi dei dati multi-sonda che hanno documentato il fenomeno. Lo studio ha combinato le rilevazioni di una vera e propria flotta interplanetaria dislocata nel sistema solare interno: le sonde statunitensi Parker Solar Probe, STEREO e Wind, insieme alla missione europea Solar Orbiter (sviluppata da ESA e NASA). Questa sinergia tecnologica ha permesso di seguire l’emissione radio passo dopo passo, captandola da angolazioni differenti mentre la rotazione stessa del Sole la spostava nello spazio, come il fascio di luce di un faro rotante.
L’evento è stato classificato come un radio burst di Tipo IV. Si tratta di emissioni causate da enormi accumuli di elettroni che rimangono intrappolati all’interno delle linee di forza dei campi magnetici solari.
La straordinarietà del fenomeno risiede interamente nella sua durata. Solitamente, questi lampi radio si esauriscono nel giro di poche ore o, in casi eccezionali, un paio di giorni (il record storico precedente era di appena cinque giorni). L’emissione si è invece trasformata in un serbatoio stabile e “co-rotante”, rimanendo attiva mentre la stella completava quasi tre quarti della propria rotazione attorno al proprio asse.
La gigantesca struttura magnetica che ha tenuto in gabbia gli elettroni nell’atmosfera solare — un filamento coronale noto come helmet streamer — è stata alimentata e stabilizzata in modo continuo da tre distinte espulsioni di massa coronale (CME) avvenute in rapida successione all’interno della medesima regione attiva.
La comprensione di queste dinamiche non risponde solo a un interesse accademico, ma tocca la sicurezza delle reti di comunicazione terrestri. I dati raccolti aprono la strada a nuove tecniche di triangolazione capaci di mappare la struttura tridimensionale delle tempeste solari. In parole povere, il Sole ha subito una serie di violente eruzioni ravvicinate che hanno intrappolato una marea di particelle elettriche in una gigantesca gabbia magnetica; questa struttura ha continuato a emettere un potente segnale radio per quasi tre settimane di fila mentre il Sole girava su se stesso, un fenomeno mai visto prima che aiuterà gli scienziati a prevedere i blackout radio e i danni che le tempeste solari possono causare ai nostri satelliti.

