Scoperti i resti fossili di un “gigante” preistorico vissuto 415 milioni di anni fa

Praearcturus, un gigantesco scorpione lungo quasi un metro vissuto 415 milioni di anni fa, riscrive la storia dell'evoluzione degli artropodi e del gigantismo preistorico.

Lo studio pubblicato sulla rivista Palaeontology descrive Praearcturus, uno scorpione gigante vissuto circa 415 milioni di anni fa, nel periodo Devoniano, nelle aree che oggi corrispondono a Inghilterra e Galles. Con una lunghezza superiore a 90 centimetri e chele di circa 15 centimetri, è considerato il più grande scorpione fossile conosciuto. Le sue chele erano enormemente sviluppate, tanto che da sole raggiungevano le dimensioni dell’intero corpo dei più grandi scorpioni moderni. I resti fossili furono scoperti nell’Herefordshire alla fine dell’Ottocento, ma per oltre 150 anni vennero erroneamente attribuiti a un gigantesco crostaceo. Solo recentemente, grazie a scansioni TAC, modellazione 3D e al confronto con fossili meglio conservati trovati in Canada, il team guidato da Richard Howard è riuscito a dimostrare che si trattava effettivamente di uno scorpione.

La scoperta è importante perché sposta molto più indietro nel tempo l’origine del gigantismo negli artropodi. Finora si pensava che creature enormi come millepiedi e insetti giganti fossero apparse soprattutto nel Carbonifero, circa 50 milioni di anni dopo. Praearcturus dimostra invece che alcuni scorpioni avevano già raggiunto dimensioni eccezionali in epoche precedenti. Gli scienziati ipotizzano che il suo enorme sviluppo possa essere stato favorito dalla scarsa competizione nell’ecosistema in cui viveva. Inoltre, alcune caratteristiche anatomiche suggeriscono che fosse semiacquatico: strutture presenti nei fossili ricordano quelle di aragoste e granchi, indicando che trascorresse parte della vita in acqua. Questo potrebbe avergli consentito di raggiungere dimensioni così grandi, poiché l’acqua sostiene meglio corpi pesanti rispetto all’ambiente terrestre. Secondo i ricercatori, Praearcturus rappresenta una fase cruciale dell’evoluzione, quando molti animali stavano passando dall’acqua alla terraferma. Potrebbe addirittura appartenere a una linea evolutiva che, dopo aver iniziato ad adattarsi alla vita terrestre, tornò a vivere almeno in parte in ambiente acquatico. Per questo motivo il fossile offre informazioni preziose su come gli antichi artropodi si siano adattati ai profondi cambiamenti ambientali della Terra primitiva.