Linus Upson, ingegnere capo della divisione life-sciences di Alphabet chiamata Verily, coordina il piano di bio-ingegneria ambientale denominato “Debug Project“, che ha formalmente depositato presso l’EPA (Environmental Protection Agency) la richiesta di rilascio biennale di 32 milioni di zanzare modificate nei territori urbani e residenziali di California e Florida. Il bersaglio fisso dell’operazione è la zanzara Aedes aegypti (nota come zanzara della febbre gialla), un insetto esotico e invasivo che sta colonizzando rapidamente i distretti americani, agendo da vettore primario per virus umani letali come dengue, Zika, chikungunya e febbre gialla. L’azienda intende liberare circa 16 milioni di esemplari durante il primo anno di sperimentazione, replicando la stessa quota nei successivi dodici mesi per consolidare il crollo demografico del parassita.
La strategia applicata non prevede l’uso di pesticidi chimici ad ampio spettro né alterazioni genetiche permanenti ed ereditabili (gene drive).
I bio-laboratori di Verily sfruttano una variante naturale della Tecnica dell’Insetto Sterile (SIT), una metodologia impiegata in agricoltura da oltre sessant’anni ma oggi potenziata dall’automazione digitale. Gli scienziati infettano massicciamente gli esemplari maschi con il batterio intracellulare Wolbachia, un microrganismo presente in natura nel 60% degli insetti ma assente nella specie Aedes aegypti. Quando un maschio portatore di Wolbachia si accoppia con una femmina selvatica priva del batterio, subentra un blocco cellulare noto come incompatibilità citoplasmatica: lo sperma non riesce a fecondare l’uovo e l’intera covata viene distrutta prima ancora di nascere.
I maschi non pungono gli esseri umani, non trasmettono malattie e si nutrono esclusivamente di nettare vegetale.
Il vero collo di bottiglia della tecnica SIT ha sempre riguardato la scalabilità e la purezza della selezione, un limite superato da Alphabet attraverso l’implementazione di robot di allevamento larvale e algoritmi proprietari di visione artificiale. I sistemi di machine learning analizzano la morfologia degli insetti nelle linee di produzione industriali alla velocità di migliaia di individui al secondo, separando i maschi dalle femmine con un tasso di accuratezza del 99,99%. Questo elimina alla radice il rischio di immettere in natura femmine d’allevamento capaci di pungere la popolazione.
I test pilota precedentemente condotti da Verily nella contea di Fresno, in California, tra il 2017 e il 2019 liberando un totale di 48 milioni di insetti, hanno già dimostrato l’efficacia del protocollo, registrando una riduzione record del 95,5% delle zanzare femmina mordaci durante i picchi stagionali. Parallelamente, a Singapore il medesimo approccio ha portato a un abbattimento dell’80-90% della popolazione bersaglio e a un crollo del 70% dei casi clinici di dengue registrati negli ospedali locali nell’arco di appena un anno.
Nonostante l’alto tasso di successo biologico, la consultazione pubblica aperta dall’EPA ha sollevato forti resistenze tra le comunità locali della Florida, preoccupate dall’immissione massiccia di milioni di insetti nei propri giardini e scettiche verso la gestione privata della salute pubblica da parte di un colosso informatico.
In parole povere, Google sta applicando alla natura lo stesso principio che gli ingegneri usano per correggere i computer: immette nell’ambiente milioni di zanzare maschio innocue, dotate di un “bug” batterico che impedisce la nascita di nuove generazioni, ripulendo interi quartieri dai virus senza spruzzare un solo grammo di veleno nell’aria.
