La scoperta della necropoli sottomarina nell’Oceano Indiano
Nel profondo abisso dell’Oceano Indiano, una straordinaria necropoli sottomarina sta emergendo dall’oscurità delle sue acque. Questa “città dei morti” si estende per circa 1.200 chilometri lungo la Zona di Frattura Diamantina, una frattura che separa il fondale oceanico tra Australia e Antartide, raggiungendo profondità vertiginose di 7.002 metri. Un team di scienziati ha fatto una scoperta senza precedenti: una necropoli contenente i resti di quasi 500 balene dal becco. Alcuni di questi resti risalgono a ben 5,3 milioni di anni fa, un’epoca che precede di molto l’emergere degli esseri umani. Questo sito rappresenta il più grande, profondo e antico cimitero di balene mai rinvenuto, accumulatosi nel corso di milioni di anni. I risultati di questa ricerca, guidata dal ricercatore di acque profonde Xiaotong Peng dell’Accademia Cinese delle Scienze, offrono una nuova prospettiva sui limiti e sulla biogeografia degli ecosistemi di cadaveri di balene, trasformando alcuni fondali oceanici in veri e propri archivi fossili per tracciare l’evoluzione dei cetacei nel tempo geologico.

Peng et al., Nature, 2026
Le sfide delle profondità marine e il ruolo delle balene
Le profondità marine, oltre i 1.000 metri, rappresentano un ambiente inospitale e ostile. Qui, la luce solare non riesce a penetrare, mentre la pressione esercitata dall’acqua sovrastante è schiacciante. Le temperature si aggirano appena sopra lo zero, con l’unico calore presente attorno a fessure vulcaniche nel fondale marino. In questo contesto estremo, il cibo è scarso e ogni risorsa è preziosa. I cadaveri di balene, noti come “whale falls”, rappresentano un’importante fonte di nutrimento per la vita del fondale marino, trasformando un paesaggio sabbioso in un ecosistema temporaneo e vibrante. Le ossa delle balene diventano cibo per i vermi Osedax, che le consumano fino a ridurle a nulla, contribuendo così alla biodiversità di queste aree marine.

Peng et al., Nature, 2026
Il progetto di ricerca Global Hadal Exploration Programme
I ricercatori hanno esplorato la Zona di Frattura Diamantina nell’ambito del Global Hadal Exploration Programme (GHEP), un progetto di ricerca dedicato alla comprensione delle parti più profonde e inesplorate del nostro pianeta: gli abissi oceanici. Nel febbraio 2023, durante un’immersione a bordo del sommergibile Fendouzhe, il team ha avvistato il primo “whale fall”. Nelle settimane successive, sono state effettuate altre 32 immersioni, rivelando scoperte straordinarie. Su un tratto di 1.200 chilometri dell’abisso, i ricercatori hanno registrato e campionato 485 siti di cadaveri di balene, tra cui i resti fossilizzati di 476 esemplari e cinque ecosistemi di cadaveri di balene attivi. Tra i campioni raccolti, il cranio più antico risale a 5,26 milioni di anni fa, fornendo indizi su come questa regione sia riuscita a conservare un record così straordinario di fossili di balene.
Le balene dal becco e il loro habitat unico
Ma perché proprio le balene dal becco e perché in questa specifica area dell’oceano? Su questi interrogativi, i ricercatori possono solo formulare ipotesi. È possibile che la Zona di Frattura Diamantina funzioni come un punto di accumulo naturale per diverse specie di balene, mentre altre si decompongono troppo rapidamente per essere conservate. Inoltre, il comportamento alimentare delle balene dal becco, specializzate nella predazione di calamari e pesci di profondità, potrebbe contribuire alla loro presenza in questa zona. La profondità massima di immersione per queste balene è stimata oltre i 3.000 metri, a causa del collasso polmonare e della limitata conservazione dell’ossigeno. Pertanto, foraggiare a profondità superiori potrebbe risultare troppo faticoso e aumentare il rischio di esaurimento o malattia da decompressione. La particolare topografia a forma di V della Zona Diamantina potrebbe ulteriormente facilitare l’accumulo di cadaveri, incanalando e concentrando i resti sul fondale marino a seguito di mortalità naturale o accidentale.

Peng et al., Nature, 2026
Importanza ecologica e scoperte future
Qualunque sia il meccanismo di formazione di questo straordinario sito, la sua importanza è innegabile. I ricercatori hanno documentato una ricca biota che prospera nei cinque “whale falls” attivi, inclusi tappeti microbici, stelle marine fragili e molluschi bivalvi che intrattengono relazioni simbiotiche con microbi che si nutrono di sostanze chimiche simili a quelle trovate attorno alle sorgenti idrotermali. Questi ecosistemi dimostrano che la vita può prosperare a profondità ben superiori a quelle precedentemente immaginate, offrendo rifugi per organismi che normalmente abitano ambienti estremi. Inoltre, il sito funge da archivio evolutivo, preservando milioni di anni di storia delle balene dal becco in un unico luogo. I ricercatori hanno già documentato almeno una specie estinta precedentemente sconosciuta e sospettano che molte altre siano in attesa di essere scoperte.
Un’importante scoperta nel campo della paleontologia
Il paleontologo Stephen J. Godfrey del Calvert Marine Museum negli Stati Uniti ha descritto in un editoriale di accompagnamento il sito come una rara Wachsend-Lagerstätte, un eccezionale giacimento fossile in continua crescita, paragonando la sua importanza a quella della scoperta del coelacanto vivente e delle sorgenti idrotermali. Proprio come queste scoperte hanno rivoluzionato la nostra comprensione della vita negli abissi oceanici, l’incontro di Peng e dei suoi colleghi con questo vasto cimitero fossile rappresenta una scoperta unica nel suo genere. L’articolo di Peng e del suo team è stato descritto come un trailer per il primo di una serie di film epici, lasciando presagire che ci siano molte altre scoperte straordinarie all’orizzonte. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature, sottolineando l’importanza di continuare a esplorare e comprendere le meraviglie del nostro pianeta.


