Questo fungo ha un effetto incredibile: fa vedere piccoli uomini e nani. Ancora nessuna spiegazione scientifica

Nei mercati di Yunnan, in Cina, lo chiamano jian shou qing – letteralmente "mano blu che vede" – per via della polpa che si tinge di un blu istantaneo e violento non appena viene tagliata. Colin Domnauer, biologo molecolare e candidato al dottorato presso l'Università dello Utah e il Museo di Storia Naturale dello Utah, ha deciso di sequenziare il genoma di questo fungo, catalogato formalmente come Lanmaoa asiatica. L'obiettivo era mappare la via biochimica che induce le allucinazioni lillipuziane: la percezione nitida, persistente e replicabile di centinaia di minuscoli esseri umani alti pochi centimetri che marciano sulle tavole, ballano nei piatti e si arrampicano sulle pareti. La mappatura genetica ha però rivelato un vuoto biologico inspiegabile. Nel genoma di questa specie non esiste alcuna traccia dei cluster genici responsabili della sintesi della psilocybin o dell'acido ibotenico, le molecole note per alterare la percezione umana. Il fungo scatena visioni popolate da gnomi e soldati in miniatura senza possedere alcuna delle droghe conosciute dalla scienza. I registri clinici dell'ospedale di Yunnan indicano che il 96% dei pazienti ricoverati per intossicazione da Lanmaoa asiatica (fenomeno causato dalla cottura insufficiente del fungo, consumato localmente come prelibatezza alimentare e non come sostanza ricreativa) riferisce la medesima, identica scenografia allucinatoria. Le cronache raccolte da Domnauer includono la testimonianza di un docente universitario locale che, dopo aver consumato i funghi saltati in padella, ha osservato centinaia di minuscole figure alte due centimetri marciare in formazione militare sotto la tovaglia. Il fenomeno non è circoscritto alla Cina: la medesima firma psichedelica è stata rintracciata in Papua Nuova Guinea, dove gli anziani della tribù descrivono piccoli uomini con funghi intorno al viso intenti a schernirli, e nelle comunità indigene delle Filippine settentrionali, dove le visioni antropomorfe microscopiche prendono il nome tradizionale di ansisit. La convergenza transculturale di un'allucinazione così specifica esclude l'ipotesi del mito folkloristico. La causa deve risiedere in un preciso meccanismo neurochimico, che tuttavia sfugge alle analisi di laboratorio. L'isolamento chimico precedente delle molecole dal corpo fruttifero e i successivi profili ematici condotti sui pazienti avvelenati avevano già dato esito negativo. Il lavoro di classificazione tassonomica guidato dallo Utah (che ha analizzato 21 esemplari tipo, istituito sei nuove combinazioni e descritto due nuove specie, Lanmaoa fallax e Lanmaoa carbonilivor) conferma che lo stimolo visivo viaggia su binari molecolari mai descritti prima. Gli estratti del fungo provocano alterazioni comportamentali drastiche nei topi di laboratorio, ma la sostanza attiva resta invisibile agli spettrometri di massa. Le ipotesi sul tavolo sono essenzialmente due: la presenza di un composto del tutto ignoto che segue una rotta biochimica inedita, oppure una molecola precursore innocua che si trasforma in agente allucinogeno solo durante il processo di digestione o a causa delle variazioni termiche della cottura. A differenza dei classici trip da funghi psilocybe, gli effetti della Lanmaoa asiatica si manifestano tardi, tra le 12 e le 24 ore dopo il consumo, e possono protrarsi per giorni interi. Questo ritardo d'azione e la durata estenuante rendono l'esperienza impraticabile per l'uso ricreativo, relegandola a incidente culinario. In parole povere, chi consuma questo fungo senza cuocerlo a fondo sperimenta visioni di gnomi ed elfi perché il cervello viene ingannato da una sostanza chimica che la scienza non ha ancora identificato. Il fungo agisce come una chiave perfetta per una serratura cerebrale specifica, ma i biologi, pur avendo mappato l'intero DNA dell'organismo, non riescono ancora a capire di quale materiale sia fatta quella chiave.

Nei mercati di Yunnan, in Cina, lo chiamano jian shou qing – letteralmente “mano blu che vede” – per via della polpa che si tinge di un blu istantaneo e violento non appena viene tagliata. Colin Domnauer, biologo molecolare e candidato al dottorato presso l’Università dello Utah e il Museo di Storia Naturale dello Utah, ha deciso di sequenziare il genoma di questo fungo, catalogato formalmente come Lanmaoa asiatica. L’obiettivo era mappare la via biochimica che induce le allucinazioni lillipuziane: la percezione nitida, persistente e replicabile di centinaia di minuscoli esseri umani alti pochi centimetri che marciano sulle tavole, ballano nei piatti e si arrampicano sulle pareti. La mappatura genetica ha però rivelato un vuoto biologico inspiegabile. Nel genoma di questa specie non esiste alcuna traccia dei cluster genici responsabili della sintesi della psilocybin o dell’acido ibotenico, le molecole note per alterare la percezione umana.

Il fungo scatena visioni popolate da gnomi e soldati in miniatura senza possedere alcuna delle droghe conosciute dalla scienza.

I registri clinici dell’ospedale di Yunnan indicano che il 96% dei pazienti ricoverati per intossicazione da Lanmaoa asiatica (fenomeno causato dalla cottura insufficiente del fungo, consumato localmente come prelibatezza alimentare e non come sostanza ricreativa) riferisce la medesima, identica scenografia allucinatoria. Le cronache raccolte da Domnauer includono la testimonianza di un docente universitario locale che, dopo aver consumato i funghi saltati in padella, ha osservato centinaia di minuscole figure alte due centimetri marciare in formazione militare sotto la tovaglia. Il fenomeno non è circoscritto alla Cina: la medesima firma psichedelica è stata rintracciata in Papua Nuova Guinea, dove gli anziani della tribù descrivono piccoli uomini con funghi intorno al viso intenti a schernirli, e nelle comunità indigene delle Filippine settentrionali, dove le visioni antropomorfe microscopiche prendono il nome tradizionale di ansisit.

La convergenza transculturale di un’allucinazione così specifica esclude l’ipotesi del mito folkloristico. La causa deve risiedere in un preciso meccanismo neurochimico, che tuttavia sfugge alle analisi di laboratorio.

L’isolamento chimico precedente delle molecole dal corpo fruttifero e i successivi profili ematici condotti sui pazienti avvelenati avevano già dato esito negativo. Il lavoro di classificazione tassonomica guidato dallo Utah (che ha analizzato 21 esemplari tipo, istituito sei nuove combinazioni e descritto due nuove specie, Lanmaoa fallax e Lanmaoa carbonilivor) conferma che lo stimolo visivo viaggia su binari molecolari mai descritti prima. Gli estratti del fungo provocano alterazioni comportamentali drastiche nei topi di laboratorio, ma la sostanza attiva resta invisibile agli spettrometri di massa. Le ipotesi sul tavolo sono essenzialmente due: la presenza di un composto del tutto ignoto che segue una rotta biochimica inedita, oppure una molecola precursore innocua che si trasforma in agente allucinogeno solo durante il processo di digestione o a causa delle variazioni termiche della cottura.

A differenza dei classici trip da funghi psilocybe, gli effetti della Lanmaoa asiatica si manifestano tardi, tra le 12 e le 24 ore dopo il consumo, e possono protrarsi per giorni interi. Questo ritardo d’azione e la durata estenuante rendono l’esperienza impraticabile per l’uso ricreativo, relegandola a incidente culinario.

In parole povere, chi consuma questo fungo senza cuocerlo a fondo sperimenta visioni di gnomi ed elfi perché il cervello viene ingannato da una sostanza chimica che la scienza non ha ancora identificato. Il fungo agisce come una chiave perfetta per una serratura cerebrale specifica, ma i biologi, pur avendo mappato l’intero DNA dell’organismo, non riescono ancora a capire di quale materiale sia fatta quella chiave.

https://www.zmescience.com/science/news-science/this-mushroom-makes-you-see-little-people-it-gets-even-weirder-scientists-cant-find-the-hallucinogen