Per anni Google ha selezionato i propri candidati sottoponendoli a rompicapo logici e indovinelli assurdi, una pratica spietata concepita per testare la resistenza psicologica e la flessibilità mentale sotto pressione. Domande come il calcolo del numero di palline da golf stipabili in uno scuolabus o la tariffa ideale per lavare tutti i vetri di Seattle riempivano i moduli dei reclutatori di Mountain View (California). Laszlo Bock, ex vicepresidente senior delle risorse umane del colosso tecnologico, ha infine liquidato il metodo definendolo una totale perdita di tempo. I vertici aziendali hanno formalmente bandito questi quesiti dai protocolli di selezione (sostituendoli con interviste comportamentali strutturate) dopo che i dati interni hanno dimostrato che la capacità di risolvere indovinelli astratti non ha alcuna correlazione con le prestazioni lavorative reali o con il quoziente intellettivo del candidato.
I test misuravano solo la capacità di padroneggiare un trucco mentale specifico, non l’intelligenza.
Il nucleo di queste domande si basava sulla formulazione dei cosiddetti problemi di Fermi (stime approssimative basate su assunti logici in assenza di dati precisi). Davanti al quesito sul costo per la pulizia dei vetri di Seattle, l’esaminatore non pretendeva una cifra esatta, ma pretendeva di osservare il processo di scomposizione analitica del problema (stimare la popolazione della città, calcolare il numero medio di edifici, ipotizzare il numero di finestre per immobile e stabilire una tariffa oraria standard). Un approccio analogo regolava la domanda sulle probabilità che un lancio di moneta per mille volte produca esattamente 560 teste. Un candidato idoneo doveva calcolare la deviazione standard (che in questo scenario specifico attesta la normalità dei risultati all’interno di un intervallo di più o meno 16 rispetto alla media di 500), identificando le 560 teste come un’anomalia statistica superiore a tre deviazioni standard, prova matematica di una moneta truccata.
Esistevano poi i paradossi situazionali, geometrici e logici (spesso mutuati dalla fisica o dalla teoria dei giochi).
I 3 Rompicapo Storici di Google
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1. Il frullatore antropomorfo: Rimpiccioliti all'altezza di una moneta da cinque
centesimi e gettati in un frullatore che si attiverà tra 60 secondi.
2. Il ponte e la torcia: Quattro persone devono attraversare un ponte al buio
in 17 minuti con velocità differenti (1, 2, 5 e 10 minuti) e una sola torcia.
3. I tombini rotondi: La spiegazione ingegneristica dietro la forma delle coperture
stradali.
Le soluzioni a questi enigmi richiedevano il superamento di veri e propri tranelli cognitivi. Nel paradosso del frullatore, la riduzione proporzionale della massa corporea mantiene intatta la densità ma modifica drasticamente il rapporto forza-peso (permettendo al corpo in miniatura di saltare fuori dal contenitore sfruttando la forza muscolare residua, esattamente come fa una pulce). Nel test del ponte, il segreto risiedeva nel non far fare la spola alla persona più veloce, bensì nell’accoppiare i due soggetti più lenti (quelli da 5 e 10 minuti) per minimizzare la perdita di tempo complessiva. Per quanto riguarda la forma geometrica dei tombini, la spiegazione è puramente fisica: un coperchio rotondo è l’unico che non può cadere attraverso la propria apertura, a differenza di una copertura quadrata o rettangolare che, se ruotata in diagonale, scivolerebbe nel condotto.
In parole povere, questi vecchi indovinelli aziendali servivano a verificare se una persona fosse in grado di mantenere la calma e ragionare logicamente di fronte a un problema bizzarro o apparentemente impossibile. Google ha smesso di usarli perché si è resa conto che saper calcolare quante palline da golf entrano in un autobus non rende un candidato un programmatore o un manager migliore, ma premiava solo chi conosceva già i meccanismi nascosti di questi giochi di logica.
