Un farmaco comunemente prescritto per l‘artrite reumatoide sta dimostrando di poter invertire le forme più gravi di alopecia areata, restituendo in diversi casi la totalità dei capelli persi.
I risultati emergono da due studi clinici di Fase 3 paralleli pubblicati su JAMA Dermatology e guidati da Arash Mostaghimi, dermatologo della Harvard Medical School. La ricerca ha coinvolto 1.399 partecipanti tra i 12 e i 64 anni con una perdita di capelli iniziale pari ad almeno il 50% della chioma.
La molecola testata si chiama upadacitinib, un inibitore dei Janus chinasi (JAK) già impiegato contro le malattie infiammatorie e autoimmuni. Il farmaco agisce spegnendo il segnale dell’immunità che spinge erroneamente i linfociti ad attaccare i follicoli piliferi, i quali restano integri ma bloccati in uno stato vegetativo.
Divisi in gruppi con somministrazione giornaliera di 15 mg, 30 mg o placebo per 24 settimane, i pazienti hanno risposto in modo netto. Il 55% di chi ha assunto la dose da 30 mg ha recuperato almeno l’80% della chioma, mentre con il dosaggio da 15 mg questo livello di ricrescita è stato raggiunto da circa il 45% dei partecipanti. Nel gruppo placebo, il recupero si è fermato a una quota compresa tra l’1,5% e il 3,4%. Una percentuale compresa tra il 13% e il 22,5% dei soggetti trattati ha ottenuto perfino la ricrescita totale dei capelli, con i primi segni visibili di ripresa follicolare registrati già a partire dall’ottava settimana di trattamento.
Gli effetti collaterali a breve termine si sono rivelati per lo più lievi, come acne o infezioni delle vie respiratorie superiori, anche se l’uso di immunomodulatori richiede cautela e valutazioni individuali sul profilo di rischio.
La ricerca apre scenari concreti per una patologia patita da circa il 2% della popolazione globale, che porta con sé una pesante stanchezza emotiva e sociale. Spegnendo la reazione autoimmune, il follicolo riprende a funzionare: il capello non è perso per sempre, doveva soltanto essere liberato dall’attacco del sistema immunitario.


