Al largo della costa della California, le Channel Islands stanno offrendo agli archeologi importanti testimonianze sul passato del Nord America. Tra le scoperte più significative ci sono i resti dell’Uomo di Arlington Springs, risalenti a circa 13.000 anni fa e considerati tra le più antiche testimonianze di un adulto presenti nel continente.
I resti furono scoperti nel 1959 sull’isola di Santa Rosa, a circa 11 metri di profondità. Il ritrovamento ha contribuito a mettere in discussione le teorie tradizionali sull’arrivo degli esseri umani in America.
Secondo gli studiosi, infatti, alcune popolazioni potrebbero essere giunte sulle isole via mare, seguendo una rotta costiera lungo il Pacifico e utilizzando imbarcazioni per aggirare le aree coperte dai ghiacci. Le isole hanno restituito anche i resti dei mammut pigmei, una specie nana che raggiungeva circa due metri di altezza e pesava fino a 900 chilogrammi. La loro estinzione avvenne più o meno nello stesso periodo dell’arrivo degli esseri umani e dei cambiamenti climatici, ma la causa precisa rimane incerta
Secondo l’antropologo John Johnson, le popolazioni che abitarono le isole potrebbero essere legate agli antenati dei Chumash, popolazione indigena della California. Molti secoli dopo, nel 1542, le isole furono raggiunte dall’esploratore portoghese Juan Rodríguez Cabrillo, che morì nel 1543 a causa delle complicazioni provocate da una ferita riportata durante uno scontro.
Le Channel Islands rappresentano quindi un’importante finestra sul passato, capace di raccontare la storia delle prime migrazioni umane, delle popolazioni indigene e di specie ormai scomparse.


