Il rover Perseverance ha percorso 45,22 chilometri su Marte, superando il record di 45,16 chilometri stabilito da Opportunity tra il 2004 e il 2018. Il traguardo è stato raggiunto l’11 ottobre e fa di Perseverance il veicolo che ha viaggiato più a lungo sulla superficie di un altro mondo. Perseverance ha recentemente raggiunto un risultato del tutto unico.

il nostro pallido puntino blu
Il rover della NASA, soprannominato affettuosamente Percy, è partito dalla Terra nel luglio 2020. Oltre il 90 per cento del percorso da record è stato compiuto in autonomia, grazie ad AutoNav: un sistema che analizza il terreno e permette al veicolo di muoversi in sicurezza tra i punti di riferimento scelti dagli scienziati sulla Terra. I rover gemelli Opportunity e Spirit avevano percorso circa il 5 per cento della loro distanza con una prima versione di questa tecnologia.

NASA/JPL-Caltech
Il primo rover marziano, Sojourner, era grande più o meno come un cane. Atterrato nel 1997, percorse circa 100 metri. A ogni osservazione raccoglieva dati su 20 punti del terreno davanti a sé; Perseverance, invece, ne elabora 200.000, secondo gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory (JPL). Può farlo viaggiando alla sua velocità massima o quasi, «pensando mentre guida», e coprire fino a 412 metri in un sol, il giorno marziano, che dura circa 40 minuti più di quello terrestre.
Perseverance ha inoltre accompagnato Ingenuity, il primo velivolo a pilotaggio controllato a volare su un altro pianeta. Quello che era stato immaginato come un «momento dei fratelli Wright» prevedeva cinque voli di prova in 30 giorni. L’elicottero ha superato le aspettative: in tre anni ha effettuato 72 voli, percorso 17 chilometri e raggiunto quasi 24 metri di quota nell’atmosfera rarefatta di Marte.

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Ora il rover costeggia il cratere Jezero, nella regione di Lac de Charmes, e studia alcune delle rocce più antiche mai osservate da vicino, con strumenti ottici, laser e bracci robotici. Potrebbero avere più di 4 miliardi di anni. «Sulla Terra ci sono poche rocce più antiche di 4 miliardi di anni. Ci troviamo quindi in una zona che risale a una fase molto remota della storia del Sistema solare», ha detto Ken Farley, professore di geochimica al Caltech ed ex responsabile scientifico della missione Perseverance. Per saperne di più, il rover Perseverance esplora il cratere di Jezero su Marte.
Sulla Terra, la maggior parte delle rocce così antiche è stata consumata dall’erosione o riciclata dalla tettonica a placche, il movimento delle grandi porzioni della crosta terrestre. Quelle sopravvissute potrebbero però conservare tracce di forme di vita primitive.
La ricerca di possibili indizi di vita è uno degli obiettivi della missione. Perseverance ha individuato nella roccia chiamata Cheyava Falls macchie simili a quelle di un leopardo, che potrebbero rappresentare una delle prove più promettenti finora trovate di vita extraterrestre. La roccia si trova in un antico bacino scavato dall’impatto di un asteroide, dove l’acqua era presente diversi miliardi di anni fa. La scoperta, tuttavia, non dimostra che su Marte sia esistita la vita. La scoperta di Cheyava Falls è stata descritta come un possibile indizio di vita antica.
Il rover si trova sul bordo occidentale del cratere Jezero e si dirige verso Idubi, un’area che potrebbe essere stata un sistema idrotermale: un ambiente in cui acqua calda circola attraverso le rocce, forse simile a quelli che, secondo alcune ipotesi, avrebbero contribuito all’origine della vita sulla Terra. Un altro obiettivo promettente è Rainbow Falls, un frammento di Marte strappato al suolo dall’impatto che ha formato il cratere Jezero.
Perseverance mostra anche perché studiare da vicino un pianeta può offrire informazioni difficili da ottenere a distanza. La ricerca di segni di vita sugli esopianeti, cioè i pianeti che orbitano attorno ad altre stelle, è importante ma complessa. Lo dimostrano le discussioni sulla contestata «biosignatura» di K2-18b e sulla fosfina rilevata su Venere, un pianeta più vicino ma altrettanto difficile da interpretare. «Il luogo da cui si possono ottenere le informazioni più ricche è quello da cui si possono riportare campioni», ha osservato Farley.
Il passo successivo sarebbe quindi riportare sulla Terra i campioni raccolti su Marte. Ma il programma della NASA Mars Sample Return ha perso i finanziamenti all’inizio di quest’anno e i tempi del recupero restano incerti. Poiché Marte era ricco d’acqua quando sulla Terra si è evoluta la vita, quei campioni potrebbero aiutare a rispondere a una delle domande più profonde: se la vita sia comparsa anche altrove. Potrebbero inoltre orientare i futuri tentativi di portare esseri umani sul pianeta rosso e riportarli a casa sani e salvi.
Per chi prova malinconia pensando a Percy solo nelle notti gelide di Marte, c’è anche un altro modo di guardare alla sua missione: il rover ha osservato tramonti spettacolari, intravisto aurore dal bagliore verde e forse individuato indizi di un’altra forma di vita nel Sistema solare. Un bottino notevole, e un privilegio che ci ha trasmesso.


NASA/JPL-Caltech/MSSS
Fonte: sciencealert.com


