I ricercatori hanno selezionato partecipanti inclini a credere nel paranormale o che avevano già vissuto presunti incontri spettrali. Prima dell’esperimento, i soggetti si sono concentrati per quindici minuti sul ricordo di una persona cara scomparsa. Successivamente, sono rimasti seduti da soli di fronte allo specchio per quarantacinque minuti, in condizioni di luce minima.
Mentre i partecipanti cercavano un contatto visivo con l’aldilà, la scienza monitorava ogni dettaglio. Gli studiosi hanno registrato costantemente la frequenza cardiaca dei soggetti e analizzato l’ambiente circostante, misurando le fluttuazioni dei campi elettromagnetici, i cambiamenti geomagnetici e le variazioni di temperatura tramite una termocamera a infrarossi. Al termine della sessione, i volontari hanno compilato dei questionari per quantificare l’intensità delle loro percezioni, valutando il senso di realtà delle visioni e la loro effettiva occupazione dello spazio fisico. I dati raccolti sono stati poi incrociati con i profili psicologici dei partecipanti, focalizzandosi su tratti come la creatività e la tendenza alla sinestesia. L’obiettivo? Capire se i “fantasmi” non siano altro che affascinanti e complessi inganni generati dal nostro stesso cervello in condizioni di deprivazione sensoriale.
I risultati dello studio hanno evidenziato una forte correlazione tra le caratteristiche psicologiche dei partecipanti e l’intensità delle loro visioni, escludendo anomalie ambientali esterne. I punti chiave emersi dai dati rivelano che: i battiti cardiaci dei partecipanti hanno registrato variazioni coerenti con lo stato emotivo e la suggestione del momento, confermando che l’esperienza spettrale avviene interamente a livello psicologico e fisiologico all’interno del soggetto. In sintesi, lo studio dimostra che i “fantasmi dello specchio” non occupano uno spazio fisico reale, ma sono il prodotto combinato di un’aspettativa emotiva e di un inganno cerebrale, amplificato da specifici tratti neurologici come la sinestesia. Fattori psicologici determinanti: Le persone con una spiccata creatività e, in particolare, quelle dotate di sinestesia (il fenomeno neurologico per cui i sensi si sovrappongono) hanno riportato le visioni più intense, realistiche e durature. Deprivazione sensoriale: L’esperienza di fissare uno specchio in penombra per 45 minuti agisce come un potente attivatore per il cervello. In mancanza di stimoli visivi chiari, la mente colma i vuoti attingendo ai propri ricordi ed emozioni (fenomeno legato all’effetto Troxler e alle allucinazioni da deprivazione). Nessuna causa paranormale o ambientale: Il monitoraggio costante degli scienziati non ha rilevato picchi insoliti nei campi elettromagnetici, variazioni anomale di temperatura o fluttuazioni geomagnetiche in concomitanza con le visioni riportate.


