Un ampio studio pubblicato sul British Journal of Ophthalmology segnala come l’assunzione prolungata e regolare del tadalafil – il principio attivo noto commercialmente come Cialis, impiegato per la disfunzione erettile e i disturbi urinari legati all’ipertrofia prostatica benigna – sia associata a un incremento del rischio di sviluppare il glaucoma, una patologia oculare aggressiva che danneggia il nervo ottico e provoca la perdita progressiva della vista.
Il monitoraggio ha analizzato le cartelle cliniche di 36.927 uomini sopra i 40 anni privi di diagnosi pregresse, trattati con tadalafil a frequenza giornaliera o continuativa per almeno tre mesi. I dati, estratti dalla piattaforma internazionale TriNetX e seguiti nell’arco di un quinquennio, sono stati messi a confronto con un campione gemello di pari numerosità, composto da soggetti con le medesime caratteristiche anagrafiche e cliniche ma mai esposti alla molecola.
I riscontri epidemiologici quantificano la differenza. Tra gli utilizzatori regolari del farmaco, l’incidenza del glaucoma a cinque anni ha raggiunto il 3,93%, contro il 3,16% osservato nel gruppo di controllo. Lo scarto equivale a un incremento del rischio relativo del 22%: in termini assoluti si traduce in circa 77 diagnosi supplementari ogni 10.000 pazienti. La medesima correlazione è emersa per la comparsa di ipertensione oculare isolata e per l’insorgenza del glaucoma primario ad angolo aperto.
La spiegazione biologica risiede nel meccanismo d’azione della molecola. Il tadalafil appartiene alla classe degli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5), enzima presente anche nella retina, nei vasi sanguigni oculari e nella struttura deputata alla produzione dell’umor acqueo. Rilasciando la muscolatura liscia e dilatando i vasi, la sostanza può provocare un incremento temporaneo del fluido all’interno dell’occhio; se la produzione supera le capacità di drenaggio, la pressione intraoculare sale, sollecitando ripetutamente le fibre del nervo ottico.
Il disegno osservazionale della ricerca invita comunque alla cautela. Non si tratta di un legame di causa-effetto dimostrato in laboratorio, ma di una correlazione statistica emersa da codici diagnostici, priva di misurazioni dirette del campo visivo o del tono oculare nei singoli pazienti. Gli studiosi precisano che la somministrazione saltuaria del farmaco, tipica dell’uso occasionale per le disfunzioni sessuali, non evidenzia le medesime criticità. La raccomandazione per chi segue terapie croniche, specialmente in presenza di fattori di rischio o familiarità, è quella di pianificare controlli oculistici periodici senza sospendere autonomamente il trattamento.


