Un cerchio quasi perfetto tracciato sul suolo, due avvallamenti scuri posizionati come occhi e una frattura a forma di “V” al centro. Vista a 251 chilometri di altezza dalla telecamera HiRISE a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA, la formazione geologica individuata negli altipiani meridionali di Marte ricompone con precisione i tratti del muso di un orsetto. Alfred McEwen, planetologo dell’Università dell’Arizona a capo del team HiRISE, ha ricondotto la figura a una combinazione di processi geologici distinti. Il perimetro circolare segna il cedimento dei sedimenti depositati sopra un antico cratere d’impatto sepolto. Le cavità che formano gli occhi sono due crateri minori successivi, mentre la struttura centrale a “V” corrisponde verosimilmente a uno sfiato vulcanico o fangoso, con il materiale estruso che ha modellato il rilievo.
L’effetto visivo è il risultato della pareidolia, il meccanismo cognitivo con cui il cervello umano organizza forme casuali in schemi familiari per velocizzare il riconoscimento dei volti. Il fenomeno non costituisce un caso unico nella cartografia del pianeta rosso. Dalla celebre “faccia di Cydonia” fotografata dalla sonda Viking 1 nel 1976 fino alla striscia di depositi salini a forma di smile registrata dal Trace Gas Orbiter dell’ESA in Terra Sirenum, le immagini orbitali mostrano regolarmente strutture simulate dai giochi d’ombra e dalle erompi menti locali. Nel caso dei sali in Terra Sirenum, l’interesse risiede nella chimica: le concentrazioni residue di cloruro testimoniano l’evaporazione di antichi bacini d’acqua liquida capaci di rimanere allo stato liquido fino a -40 °C, identificando siti prioritari per la ricerca di biosignature primordiali. Alla fine si tratta solo di rocce, fratture e polvere orientate verso la lente al momento giusto.
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