Circa 66 milioni di anni fa, l’impatto di un asteroide provocò una delle più devastanti estinzioni di massa della storia del nostro pianeta. I dinosauri non aviani scomparvero, insieme a circa tre quarti delle specie viventi. Eppure, alcuni animali riuscirono a superare quella catastrofe. Tra questi c’erano i coccodrilli e i loro parenti evolutivi, una linea di rettili comparsa centinaia di milioni di anni fa.
Ma che cosa ha permesso loro di sopravvivere? Una nuova ricerca guidata da studiosi dell’University College London suggerisce che la risposta sia legata soprattutto al clima e ai luoghi in cui questi animali vivevano. Pubblicato sulla rivista Science Advances, lo studio ha esaminato oltre 7.000 fossili e registrazioni relative a più di 400 specie, sia estinte sia ancora esistenti. I ricercatori hanno confrontato questi dati con ricostruzioni del clima e della geografia terrestre risalenti a circa 245 milioni di anni fa, cercando di capire come la distribuzione di questi rettili sia cambiata nel corso del tempo.
Il risultato evidenzia una caratteristica importante: i coccodrilli e i loro parenti tendevano a seguire le zone calde del pianeta, spostandosi geograficamente quando le condizioni climatiche cambiavano. Durante le fasi più calde della storia terrestre, alcuni raggiunsero regioni molto lontane dall’equatore, fino all’Europa e all’Antartide. Quando il clima diventava più freddo, invece, il loro areale si restringeva verso le regioni tropicali.
Questa abitudine potrebbe aver rappresentato un vantaggio decisivo dopo l’impatto dell’asteroide di Chicxulub, avvenuto nell’attuale Messico. La collisione sollevò enormi quantità di polveri e detriti nell’atmosfera, riducendo la luce solare e provocando un raffreddamento globale. Le condizioni divennero insostenibili per moltissime specie, ma alcune regioni vicine all’equatore conservarono temperature relativamente favorevoli.
Per verificare questa ipotesi, gli scienziati hanno simulato diversi scenari climatici successivi all’impatto. Nei modelli in cui la luce solare diminuiva del 5 o del 10%, le zone tropicali continuavano a offrire condizioni adatte ai coccodrilli e ai loro parenti. Con una riduzione del 15%, invece, anche questi ambienti diventavano troppo freddi. Secondo gli autori, quest’ultimo scenario estremo è oggi considerato poco probabile.
Il clima, tuttavia, non spiega tutto. Anche il metabolismo relativamente lento dei coccodrilli, la capacità di vivere a lungo senza mangiare, la dieta flessibile e lo stile di vita semia acquatico potrebbero aver contribuito alla loro sopravvivenza.
La ricerca mostra inoltre che i coccodrilli attuali rappresentano soltanto una parte della diversità che caratterizzava i loro antichi parenti. In passato esistevano forme terrestri, enormi predatori e persino specie erbivore.
Capire come questi animali abbiano attraversato le grandi trasformazioni del passato potrebbe aiutare anche a valutare il loro futuro. Oggi, infatti, la perdita degli habitat e la presenza di strade, città e terreni agricoli rendono più difficile per molte specie spostarsi verso ambienti favorevoli quando il clima cambia.
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