Nei relitti della Seconda guerra mondiale c’è qualcosa di inaspettato: batteri che vivono nel carburante tossico

Nei serbatoi di due navi giapponesi affondate nel Pacifico, gli scienziati hanno scoperto una sorprendente varietà di batteri, alcuni appartenenti a gruppi capaci di degradare gli idrocarburi del petrolio.

Nei relitti della Seconda guerra mondiale c’è qualcosa di inaspettato: batteri che vivono nel carburante tossico

A oltre 80 anni dalla Seconda guerra mondiale, alcuni relitti continuano a rilasciare carburante nelle acque del Pacifico. Quello che potrebbe sembrare un ambiente incompatibile con la vita nasconde, però, una sorpresa: all’interno del combustibile inquinante si è insediata una comunità estremamente diversificata di batteri. Alcuni appartengono a gruppi che comprendono microrganismi capaci di utilizzare gli idrocarburi del petrolio come fonte di energia e carbonio.

La scoperta arriva da uno studio condotto nella laguna di Chuuk, in Micronesia, una delle aree del Pacifico con la maggiore concentrazione di relitti della Seconda guerra mondiale. Durante il conflitto, la zona ospitava un’importante base navale giapponese, distrutta nel 1944 dai bombardamenti statunitensi dell’operazione Hailstone. Oggi, sul fondale, restano decine di navi affondate, alcune delle quali continuano a perdere petrolio nell’ambiente marino.

I ricercatori, guidati dalla microbiologa Awei Bainivalu dell’Università del Pacifico meridionale, hanno analizzato il carburante presente in due imbarcazioni giapponesi: la petroliera Shinkoku Maru e la Kiyosumi Maru, una nave originariamente destinata al trasporto di passeggeri e merci, poi convertita per scopi militari.

Le due imbarcazioni contengono combustibili differenti. La prima rilascia un olio combustibile di media densità, mentre la seconda contiene un prodotto più pesante, ricco di idrocarburi persistenti. Queste sostanze possono essere tossiche per gli organismi marini e contribuire alla formazione di residui simili al catrame, dannosi per gli habitat e le attività di pesca.

Le analisi del DNA hanno rivelato una biodiversità microbica sorprendente: nei campioni sono state individuate 1.505 classificazioni a livello di specie, distribuite in 42 phyla, 107 classi, 249 ordini, 432 famiglie e 1.047 generi. Tra i batteri identificati figurano microrganismi appartenenti ai generi Ralstonia, Sphingomonas e Corynebacterium, che comprendono specie note per la capacità di degradare gli idrocarburi.

Questa caratteristica potrebbe rivelarsi importante per affrontare l’inquinamento lasciato dai relitti. Alcuni microrganismi, infatti, sono in grado di trasformare determinati composti del petrolio, contribuendo alla loro rimozione dall’ambiente. Il processo viene chiamato biorisanamento e sfrutta proprio l’attività biologica per ridurre la presenza di contaminanti.

C’è però una distinzione importante: lo studio ha identificato batteri associati al carburante, ma non ha dimostrato che stiano effettivamente degradando gli idrocarburi nelle condizioni osservate. I ricercatori hanno inoltre notato che la comunità batterica presente nel punto di contatto tra petrolio e acqua marina differisce da quella che vive nel combustibile stesso. Questo suggerisce che le caratteristiche dell’ambiente possano influenzare quali microrganismi riescano a sopravvivere.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Marine Pollution Bulletin, offre quindi una prima base per capire come queste comunità microbiche si adattino a una fonte di inquinamento rimasta attiva per decenni. In futuro, studiare più a fondo questi batteri potrebbe aiutare a individuare nuove strategie per affrontare le conseguenze ambientali dei relitti della Seconda guerra mondiale.

https://www.sciencealert.com/something-strange-is-living-in-the-old-fuel-leaking-from-wwii-shipwrecks

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