In Cina emergono 5 fossili denisoviani, tra cui il primo radio identificato

I reperti provengono dalla grotta di Bianfu, nello Yunnan, e sono stati identificati grazie alle proteine antiche. Lo studio è stato pubblicato su Nature.

Fotografia del lato destro della mandibola di Penghu

L’analisi di oltre 60.000 frammenti ossei ha permesso di identificare cinque fossili denisoviani in una grotta della Cina sud-occidentale, tra cui il primo radio attribuito con certezza a questo gruppo umano. Il radio è una delle due ossa lunghe dell’avambraccio. Il reperto conserva caratteristiche anatomiche in parte simili a quelle dei Neanderthal e in parte a quelle degli esseri umani moderni, offrendo nuovi indizi sulla struttura fisica dei denisoviani.

La ricerca, guidata dalla professoressa Qiaomei Fu dell’Istituto di paleontologia dei vertebrati e paleoantropologia (IVPP) dell’Accademia cinese delle scienze (CAS), è stata condotta con la collaborazione di diversi istituti. I risultati sono stati pubblicati su Nature il 9 settembre 2026.

I denisoviani sono un antico gruppo umano identificato inizialmente grazie alle prove genetiche. Si ritiene che vivessero in gran parte dell’Asia, ma i loro fossili sono rari, soprattutto quelli delle ossa al di sotto del cranio. Questa scarsità ha limitato le conoscenze sui loro tratti fisici e sugli adattamenti che potevano aiutarli a vivere in ambienti diversi. I cinque reperti identificati provengono dalla grotta di Bianfu, nella provincia dello Yunnan, e colmano una lacuna nella distribuzione finora nota dei denisoviani nella Cina sud-occidentale.

Il frammento di radio, catalogato come BFD771, conserva l’estremità vicina al gomito. Le sue dimensioni in questa zona ricordano quelle dei radii di Neanderthal. Anche la tuberosità radiale, la sporgenza ossea a cui si attacca il muscolo bicipite, sembra essere orientata verso l’interno, come nei Neanderthal. La forma esterna complessiva dell’osso, invece, è più simile a quella degli esseri umani moderni. Lo stesso vale per la geometria della sua sezione trasversale nella parte centrale del collo, la zona più stretta vicino al gomito. Secondo i ricercatori, questa combinazione potrebbe riflettere esigenze meccaniche e adattamenti comportamentali distintivi, ma non consente da sola di ricostruire con certezza come si muovessero o quali attività svolgessero i denisoviani.

Denti e ossa denisoviani della grotta di Bianfu
La posizione geografica della grotta di Bianfu e la morfologia dei due denti umani e delle tre ossa denisoviane scoperte di recente.
IVPP

Il confronto anatomico comprende anche due frammenti di cranio, BFD767 e BFD769, appartenenti alle ossa parietali, che formano parte della sommità e dei lati del cranio. Lo spessore della volta cranica presenta caratteristiche più simili a quelle di Homo heidelbergensis e di altri Homo arcaici vissuti nell’Asia orientale durante il Pleistocene medio avanzato.

Per individuare i reperti, il gruppo ha combinato l’esame della forma delle ossa con la zooarcheologia mediante spettrometria di massa, o ZooMS: una tecnica che identifica i fossili analizzando le loro impronte proteiche e richiede un campionamento minimamente invasivo. È un metodo relativamente semplice, rapido ed economico, ma applicarlo a ogni frammento di una collezione molto ampia può risultare inefficiente. In siti come la grotta di Denisova e la grotta carsica di Baishiya, per esempio, i fossili di ominini recuperati rappresentano appena lo 0,1%.

Per questo, invece di sottoporre alla ZooMS tutti i frammenti della grotta di Bianfu, i ricercatori hanno prima selezionato i campioni in base alla morfologia, cioè alla forma. Tra oltre 60.000 resti ne hanno individuati 22 potenzialmente appartenenti a ominini, il gruppo che comprende gli esseri umani e i loro stretti parenti estinti. La ZooMS ha poi confermato che due frammenti parietali e il radio erano ossa di ominini. Il metodo combinato, spiegano gli autori, può rendere più efficiente e ripetibile l’esame di altri siti paleolitici ricchi di frammenti.

BFD767 e BFD771 provengono dallo strato 7, datato a circa 148.000-134.000 anni fa. Nello stesso strato sono stati trovati anche quattro denti di ominini; lo studio ne ha analizzati due: il quarto premolare inferiore YHB3518 e il secondo molare inferiore YHB3075. Il secondo frammento di cranio, BFD769, proviene invece dallo strato 9, più antico, datato a circa 167.000-150.000 anni fa.

La forma delle ossa ha permesso di riconoscere i reperti come resti di ominini, ma non di stabilire a quale gruppo appartenessero. Per identificarli, i ricercatori hanno analizzato le proteine conservate in tre ossa e due denti, recuperandone da 6 a 16 per ciascun reperto. Frammenti proteici dello smalto hanno inoltre indicato che i due denti appartenevano a individui di sesso maschile.

Tutti e cinque i fossili presentavano la variante proteica COL1A2 R996K, specifica dei denisoviani. Altre varianti individuate nei denti hanno sostenuto questa identificazione e aiutato a distinguere i reperti da quelli di altri gruppi umani antichi, tra cui Homo erectus. I ricercatori hanno anche ricostruito alberi evolutivi sulla base delle sequenze proteiche: tutti e cinque i campioni si sono raggruppati con il reperto denisoviano Denisova 3, con una probabilità a posteriori del 100%. Nel complesso, questi risultati forniscono solide prove a sostegno dell’attribuzione.

La grotta di Bianfu diventa così la più ricca fonte nota di fossili denisoviani al di fuori della grotta di Denisova. I reperti risalgono allo stadio isotopico marino 6, un periodo glaciale. Gli autori suggeriscono che il clima relativamente caldo e le abbondanti risorse alimentari dell’altopiano dello Yunnan-Guizhou possano aver reso la regione un habitat favorevole per i denisoviani.

Lo studio, intitolato «Le proteine antiche identificano diversi resti denisoviani della Cina sud-occidentale», è firmato da Huiyun Rao, Song Xing, Qijun Ruan, Fan Bai, Yuhao Zhao, Zhongyou Wu, Siyuan Tang, E. Andrew Bennett, Xiaotian Feng, Sungui Lin, Qingfeng Shao, Xiong Yang, Zitao Li, Kai Zhou, Feng Liu e Qiaomei Fu. È stato pubblicato su Nature il 9 settembre 2026 (DOI: 10.1038/s41586-026-10976-9).

Il lavoro è stato sostenuto dal Programma nazionale cinese di ricerca e sviluppo chiave (2023YFF0905700), dal Programma cinese di promozione dei talenti in archeologia (2024-278), dalla Fondazione nazionale cinese per le scienze naturali (L2424324), dalla New Cornerstone Science Foundation e dal Fondo per la ricerca aperta di TPESER (TPESER202210). Per seguire gli aggiornamenti su Google e Google News.

Fonte: scitechdaily.com

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