Homo Naledi: Nuove Evidenze sulle Pratiche Funerarie

Scoperte recenti rivelano rituali di sepoltura tra gli ominidi.

Le Origini delle Pratiche Funerarie tra gli Ominidi

Il dibattito sull’origine delle pratiche funerarie tra le specie umane è un tema di grande rilevanza nel campo della paleoantropologia. La questione se Homo naledi possa essere considerata la prima specie a seppellire i propri morti continua a generare discussioni accese. Il paleoantropologo Lee Berger e il suo team, dopo anni di ricerche e confronti con i critici, non intendono abbandonare la loro ipotesi provocatoria. Secondo loro, una specie di ominide con un cervello di dimensioni ridotte, nota come Homo naledi, praticava rituali di sepoltura molto prima che gli esseri umani moderni iniziassero a farlo. Il loro recente articolo, sottoposto a revisione paritaria, offre una nuova analisi di un controverso “cimitero” di ominidi, affrontando le critiche precedenti e ribadendo che la “culla dell’umanità” in Sudafrica potrebbe contenere alcune delle più antiche evidenze di pratiche funerarie.

Le Evidenze a Sostegno delle Pratiche Funerarie di Homo Naledi

Il team di ricerca di Berger espone le ragioni per cui ritiene che la spiegazione più plausibile per la presenza di numerosi resti di H. naledi in un sistema di grotte vicino a Johannesburg sia quella di un rituale di sepoltura. Questi ominidi vissero oltre 240.000 anni fa, mentre si stima che i primi Homo sapiens e i nostri cugini neandertaliani abbiano iniziato a seppellire i propri morti solo circa 120.000 anni fa. L’affermazione che H. naledi avesse sviluppato pratiche funerarie culturali ben prima della nostra specie ha un’importanza notevole. Le ragioni principali di questa affermazione includono:

  • La scoperta di resti fossili in un contesto che suggerisce sepoltura.
  • La presenza di segni di attività umana, come incisioni sulle pareti delle grotte.
  • La mancanza di prove che suggeriscano un trasporto casuale dei resti.

Per questi motivi, è comprensibile che la comunità scientifica richieda prove inconfutabili.

Volto di Naledi
Una ricostruzione facciale di
Cicero Moraes/Arc-Team et al.

Il Controverso Dibattito sulle Pratiche Funerarie

L’ipotesi di Berger e del suo team è stata proposta per la prima volta nel 2015, quando annunciarono di aver scoperto i resti fossilizzati di almeno 15 individui di un ominide fino ad allora sconosciuto, all’interno di una grotta in Sudafrica. Le incisioni sulle pareti e i frammenti di carbone rinvenuti nel sito avevano indotto gli scienziati a considerare la possibilità che si trattasse di un luogo di sepoltura intenzionale. Tuttavia, le evidenze raccolte erano per lo più circostanziali, dando origine a un acceso dibattito su cosa costituisca una sepoltura culturale e su come dimostrare in modo convincente l’esistenza di tali pratiche. Le domande principali riguardano:

  • Quali criteri definiscono una sepoltura culturale?
  • Come possiamo distinguere tra sepoltura intenzionale e fenomeni naturali?
  • Qual è il ruolo delle evidenze archeologiche nella comprensione delle pratiche funerarie?

Le Ultime Scoperte e le Risposte alle Critiche

Nel 2023, Berger e i suoi collaboratori pubblicarono una serie di preprint riguardanti le loro ultime scoperte. Tuttavia, molti scienziati rimasero scettici, sollevando dubbi sulla corretta datazione del carbone, sull’assenza di fosse di sepoltura chiaramente definite e sulla possibilità che le incisioni sulle pareti non fossero opera umana. Una revisione meticolosa dei preprint, pubblicata nel 2024, evidenziò che l’analisi condotta dal team di Berger non forniva prove sufficienti a dimostrare che H. naledi avesse pratiche funerarie deliberate. Le principali critiche includevano:

  • Incertezze nella datazione dei materiali rinvenuti.
  • Dubbi sulla natura delle incisioni e la loro attribuzione a Homo naledi.
  • La mancanza di un contesto archeologico chiaro per i resti.

Il Futuro della Ricerca sulle Pratiche Funerarie

Nonostante le critiche, Berger e il suo team hanno continuato a lavorare con determinazione, rispondendo alle osservazioni sollevate. Nella loro ultima pubblicazione, spiegano che in almeno tre località i corpi furono sepolti nel sedimento poco dopo il loro arrivo nel sistema di grotte, smentendo così l’idea che i resti siano stati semplicemente trasportati nella grotta e successivamente coperti dal sedimento. Gli autori affermano che né la gravità né il cedimento del sedimento, né il movimento dei corpi su un talus, né una lenta sedimentazione naturale possono spiegare la posizione e il contesto dei resti di H. naledi. Per la prima volta, viene considerata l’ipotesi che Homo naledi fosse direttamente coinvolto nel processo di sepoltura. Questo approccio innovativo potrebbe aprire nuove strade nella comprensione delle pratiche funerarie degli ominidi.

La Trasparenza nella Ricerca Scientifica

All’inizio di quest’anno, il co-autore e antropologo John Hawks ha affrontato le critiche, spiegando le ragioni per cui il team ha scelto di pubblicare i propri risultati prima della revisione paritaria. Nel contesto del processo di eLife, tutte le revisioni sono rese pubbliche e trasparenti, un aspetto che Hawks considera un vantaggio piuttosto che un ostacolo. “Sono nel campo della paleoantropologia da molto tempo”, ha scritto nel suo blog. “Non puoi fare nulla di interessante senza affrontare alcune revisioni impegnative. Ciò che dobbiamo sostenere come scienziati è che il lavoro sia il più trasparente possibile, dall’osservazione all’interpretazione.” Non c’è dubbio che il nuovo argomento solleverà ulteriori interrogativi e discussioni. Il preprint è disponibile su eLife, pronto a stimolare un ulteriore dibattito scientifico.

Fossili di H Naledi
Centinaia di
Berger et al., eLife, 2015